Pubblicato da: goccedivita | 01/06/2010

La rivolta delle puzzole

Se avevo qualche dubbio ora si è dissipato! Scomparso, svanito, caput! Ok ragazzi è ufficiale! Io vivo in Brasile!

È la quinta volta che io e la mia coinquilina puliamo la pipì di: PUZZOLA! Non è una normale puzzola, è una puzzola brasiliana, conosciuta qui con il nome di “gambà”, un essere orripilante con la faccia di ratto e il corpo di un procione!

Sta cominciando l’inverno qui nel sud del Brasile. L’aria è fredda e piove abbastanza, così questi animali cercano un posto caldo dove possano ripararsi e dove possano… riprodursi!! Il soffitto della nostra casa è di legno e tra il soffitto ed il tetto esiste una parte che è vuota, come se fosse una soffitta estremamente bassa. Loro riescono ad entrare attraverso piccolissimi buchi e praticamente fanno festa sopra la nostra testa!! Ed essendo tutto di legno il suono rimbomba come se stessero correndo dentro la nostra stanza.

Le prime notti in questa casa non vi nascondo la paura che ci hanno fatto prendere! Ma poi ci siamo abituate e con i tappi nelle orecchie praticamente non li sento più.

Ma per la pipì che faccio?

Qualche settimana fa abbiamo trovato un ragno gigantesco e ben peloso! Gli ho spruzzato quintali di DDT e dopo essermi fatta forza ho alzato il piede e l’ho schiacciato!

Pipì di puzzola, ragni giganteschi, a volte scarafaggi, quasi sempre termiti…

Se qualcuno mi sta immaginando in una capanna nel mezzo della foresta amazzonica devo deluderlo. Sto in una piccola e ridente cittadina, nello stato di Santa Catarina, totalmente moderna e industrializzata!

Nell’ultimo articolo ho scritto che per non far sì che l’invidia entri nella nostra vita dobbiamo esercitare la gratitudine. Ma la gratitudine non si applica solo per evitare questo terribile sentimento, si applica anche per evitare di mormorare, di lamentarsi e di impazzire per ogni circostanza avversa!

La Bibbia dice che dall’abbondanza del cuore la bocca parla. Quello che esce dalla nostra bocca di fronte alle difficoltà determina cosa c’è veramente nel nostro cuore.

Così ho cominciato a ricordare il primo giorno che sono entrata in questa casa. Ero così felice! La casa è grande e completamente ammobiliata, al punto che non abbiamo dovuto comprare neanche un piatto! Una sala, una cucina, due bagni, due camere da letto, una stanza più piccola e un terrazzo.

Per tre persone era perfetta, gloria a Dio!

Così mentre pulivamo la stanza con migliaia di diversi tipi di prodotti di pulizia, cercavo di ricordare a me stessa che sono grata a Dio per un avere un tetto sulla testa, tetto del quale non sto pagando un centesimo!

Come facilitare quindi il processo di gratitudine? Ricordando.

Il re Davide in uno dei suoi salmi dice: Benedici, anima mia, l’Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. (Salmo 103.2).

Portando alla memoria tutto ciò che di buono abbiamo ricevuto, questo porterà con sè un senso di serenità, fiducia e appagamento, come un vento che soffiando manda via le nuvole, trasformando così un cielo grigio e minaccioso in uno splendido firmamento.

P.S. Tra risate e disperazione, dopo aver pulito tutto, il proprietario di casa è venuto risolvendo il problema tappando i buchi e mettendo trappole! Siamo in salvo grazie a Dio!

Pubblicato da: goccedivita | 21/05/2010

Invidia? No grazie! (Parte 2)

 

“Anche noi infatti un tempo eravamo insensati, ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri. Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, affinché, giustificati per la sua grazia, fossimo fatti eredi della vita eterna, secondo la speranza che abbiamo.Sicura è questa parola, e voglio che tu affermi con forza queste cose, affinché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di applicarsi a opere buone. Queste sono le cose buone e utili agli uomini.” (Tito 3.3-8).

 

L’apostolo Paolo usa il verbo al tempo passato: eravamo.

Sta dicendo che prima questi sentimenti, tra i quali è elencata l’invidia, controllavano la vita di un empio, il quale non poteva in nessun modo liberarsene. Ma attraverso l’opera di Cristo sulla croce, nel quale io credo, veniva rigenerato e rinnovato dallo Spirito Santo diventando così una nuova creatura (2 Corinzi 5.17).

Coloro che credono e nascono di nuovo (Vangelo di Giovanni 3.1-8) possono controllare questi sentimenti fino al punto di farli scomparire, perché, cosí come sta scritto nella Bibbia, “queste sono le cose buone e utili agli uomini”.

Se stai cercando un antidoto efficace contro l’invidia, eccolo qui: GRATITUDINE.

In questa corsa che è la vita, in mezzo agli impegni e appuntamenti, fermati un momento e ricorda. Ricorda ciò che hai avuto e ciò che hai di buono. Fai un elenco di ciò che di positivo sta intorno a te. Poi tenta andare un po´più a fondo. Non ti piace il tuo lavoro, ma puoi sempre essere grato per avere un salario e poter comprare ció che ti piace. Sii grato per gli amici che hai, per il supermercato vicino casa, per la tua auto, e se non ce l’hai, per l’autobus che impedisce che tu vada a piedi!

Togli dal tuo volto quell’apparenza di mormoratore cronico e per ogni cosa ringrazia!

Ringraziare Dio per tutto ciò che già possediamo, dalla più piccola cosa fino alla più grande, allontana dalla nostra vita anche la più piccola goccia di invidia!

C’é una storia nella Bibbia che racconta come alcuni sacerdoti e principi di Israele si posizionarono contro l’autorità stabilita da Dio per guidarli: Mosè. Quando la ribellione divenne palese, Mosè disse:

“È forse poca cosa per voi che il DIO d’Israele vi abbia appartati dall’assemblea d’Israele e vi abbia fatto avvicinare a sé per compiere il servizio del tabernacolo dell’Eterno e per stare davanti all’assemblea e servire loro?” (Numeri 16.9)

 

È forse poca cosa? È davvero poco ciò che Dio ha fatto per te nella tua vita al punto di essere invidioso del tuo prossimo? Invidiare gli altri significa disprezzare quello che Dio ti ha dato.

Nel vangelo di Matteo è scritto che Dio sa quello di cui abbiamo bisogno (Matteo 6.32), e ovviamente sa anche ciò di cui NON abbiamo necessità. Quindi se esiste qualcosa che il tuo prossimo ha e tu no, probabilmente è perché tu non ne hai bisogno! Se Dio vuole farti un regalo e realizzare un desiderio del tuo cuore, sicuramente lo farà, ma nel momento in cui Lui pensa sia essere il più appropriato. Nel frattempo, fino a quando questo non accade, fai in modo che il tuo cuore permanga tranquillo puro e, più di ogni altra cosa, grato!

Pubblicato da: goccedivita | 13/05/2010

Invidia? No grazie! (Parte 1)

Nella Bibbia, la Parola di Dio, è registrato nel Salmo 73, e rimarrà scritto nero su bianco fino a che Gesù non ritornerà, uno sfogo, una chiara e inequivocabile ammissione di invidia.

Il salmista ammette, in modo molto onesto, che è stato pervaso da un sentimento che è ben lontano dall’essere cristiano: l’invidia.

Ma alla fine che cosa è l’invidia?

Invidia è un sentimento di avversione a ciò che l’altro ha e la propria persona non possiede. Questo sentimento genera il desiderio di avere esattamente quello che l’altra persona ha (possono essere sia cose materiali come qualità inerenti all’essere) e di togliere l’oggetto dell’invidia dalla persona in questione, in modo che lei rimanga senza. È un sentimento generato dall’egocentrismo e dalla superbia di voler essere più grande e migliore degli altri, non potendo sopportare l’idea che qualcun altro lo sia.

L’origine latina della parola invidia è “invidere”  che significa “non vedere”. Con il tempo questa definizione ha perso il suo significato originale e ha cominciato ad essere usato accanto alla parola cupidigia e culminò con il significato che abbiamo oggi (fonte Wikipedia.pt).

La Bibbia, nel libro di Proverbi, avvisa di non invidiare gli empi e né i peccatori. Di solito si avvisa soltanto quando c’è un pericolo, quando esiste una possibilità reale che accada quello per il quale si sta avvisando. Di conseguenza la Bibbia ci dice che esiste la possibilità che un giusto, un credente, possa provare invidia di un peccatore! È qualcosa che può accadere!

Ma invidia di cosa?

Del fatto che il peccatore dà ascolto al 100% ai desideri del proprio corpo, mentre il figlio di Dio deve stare in ogni momento attento, vigilando, crocifiggendo i desideri della propria carne, ricordando ogni giorno a se stesso che lui è morto per il peccato.

Che battaglia! Che fatica, non è vero?

Perché è necessario fare tanti sacrifici mentre l’empio fa tutto ciò che più gli piace?

Uno dei motivi è la ricompensa.

“Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma continui sempre nel timore dell’Eterno; poiché c’è un futuro, e la tua speranza non sarà distrutta.” (Pr 23.17,18).

L’empio, Il peccatore, ha già la sua ricompensa. Una ricompensa di breve durata e insoddisfacente. Il suo futuro non esiste e le sue lampade si spegneranno (Pr 24.20).

“Un cuore sano è vita per il corpo, ma l’invidia è il tarlo delle ossa”. (Pr 14.30). In altre versioni della Bibbia la parola tarlo è tradotta come “cancro”.

Il figlio di Dio, invece, ha una ricompensa che è eterna e incorruttibile.

Con i nostri gesti, con le nostre scelte, stiamo mettendo da parte un un tesoro inesauribile nei cieli, dove il ladro non giunge e la tignola non rode (Lu 12.33).

Pubblicato da: goccedivita | 18/04/2010

Le tre sedie del re

C’era una volta un re che collocò tre sedie in diverse altezze di fronte al suo trono e invitò tre nobili, suoi sudditi per una visita.

Quando questi arrivarono al palazzo il primo occupò la sedia più alta ed il secondo la sedia più bassa mentre il terzo rimase in piedi aspettando il re.

All’improvviso tutti ascoltarono un’esclamazione: “Come avete osato sedervi senza il mio consenso?”

Il re era appena entrato.

Il nobile seduto sulla sedia più alta disse: “Provengo da una famiglia che è la più nobile per questo motivo mio signore mi sono seduto sulla sedia più alta”.

Colui che stava seduto sulla sedia più bassa disse: “Mi sono seduto qui, mio caro re, perchè io merito il posto più basso, perchè io sono meno che niente”.

Quando il re domandò al terzo nobile il perchè lui fosse rimasto in piedi, questi rispose: “Il mio desiderio è conoscere la volontà del mio re, e non pensare di me stesso qualcosa contrario a ciò che sua maestà possa pensare, per questo la sedia che il mio signore mi indicherà quella sarà per me la perfetta e giusta scelta.” Udindo queste parole, il re si alzò ed innalzò le virtù del terzo uomo, dandogli una posizione più alta degli altri.

L’essere umano è definitivamente una creatura bizzarra! Quando pensi che non possa più stupirti niente eccolo lì con un a nuova sorpresa!

In verità sono due. Una si chiama sentimento di inferiorità conosciuto anche come vittimismo o autocommiserazione, l’altra invece si chiama superbia, o più comunemente chiamato orgoglio.

Caso A e caso B.

Il caso A è la vittima in questione, pensa che tutti sono contro di lei, non si sente all’altezza di niente, pensa che il mondo le cospiri contro. Tutto diventa una crisi, un disastro e una frase classica che esce dalla sua bocca è “me tapina!”

Il mondo detta determinati standard, sia di vita che di bellezza, e questo tipo di persona si sente km sotto questi stereotipi, frustrata per non riuscire in nessun modo a raggiungerli, passa la vita guardandosi allo specchio e odiando l’immagine che ne è riflessa.

Il caso B è diametralmente opposto. È il classico tipo: so tutto io, solo io so fare tutto, “I am the best”! Nessuno riesce a stargli vicino perchè questo tipo di persona fa in modo che tutti gli altri vedano la differenza enorme che passa tra lui ed il resto del mondo! Ritenendosi perfetto è difficile, per non dire impossibile, riuscire a fargli un riprensione. Non ha bisogno di insegnamenti, è lui che li da!

Gli standard che il mondo detta sono raggiunti con facilità da questo tipo di persona e per questo si sente realizzato, o almeno così sembra.

Ahi, ahi, ahi… non deve essere facile appartenere a una delle due categorie così come non deve essere facile conviverci!

Entrambe, chi in un modo e chi in un altro commettono un grande errore:

hanno pensato di se stessi diversamente di quello che è conveniente pensare!

L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Romani disse:

“Dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno.” (Ro 12.3)

Qual’è questo concetto sobrio? Cosa mi è conveniente pensare riguardo a me stesso? Non sicuramente ciò che il mondo dice ed esige. Il mondo non guarda gli interessi di nessuno se non i suoi. Non si preoccupa con l’effetto devastante che i suoi stereotipi possono causare nella vita delle persone che non riescono a raggiungerli.

Quando il re Davide in uno dei suoi salmi ringraziò Dio dicendo:

“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene.” (Sl 139.14)

Non si riferiva all’immagine di bell’aspetto riflessa in uno specchio perchè questa immagine non determina chi siamo. Siamo molto più di un bel nasino alla francese o di un naso a patata che ci porta tanta tristezza! Il nostro corpo è soltanto una casa, di cui sicuramente dobbiamo prenderci cura ma di che in nessun modo dobbiamo diventarne schiavi!

Così come il nostro vero io non dipende da ciò che le persone dicono o non dicono di noi. Ciò che Dio pensa a mio rispetto, chi Lui dice che io sono, questo è veramente importante! Il resto è vanità o frustrazione.

Che possiamo, così come il terzo nobile, preoccuparci soltanto con quello che il nostro Re pensa a nostro riguardo!

Pubblicato da: goccedivita | 01/03/2010

CHE FARE QUANDO TUTTO SEMBRA ANDARE PER IL VERSO SBAGLIATO?

Ci sono cose che segnano la nostra vita. Momenti specifici che marcano la nostra quotidianità. Oggi è uno di quelli. Dopo tanto tempo torno ai banchi di scuola, ma stavolta per fare qualcosa di completamente diverso, qualcosa che amo fare: fotografia.

Oggi è il primo giorno di aula. Ho preso l’autobus e in dieci minuti sono arrivata. Sono in anticipo, non è arrivato ancora nessuno così decido di aspettare seduta sulla panchina fuori della classe.

Ore 7:55. Non smette di piovigginare, il cielo è scuro e completamente coperto.

Nel Paese dove mi trovo, Brasile, poche persone frequentano l’università di mattina. La maggioranza frequenta aule serali, di giorno lavorano e la sera studiano. Così mi chiedo se non sarò l’unica alunna del corso mattutino. Un’aula personalizzata!

Ore 8:00. Teoricamente dovevamo cominciare la lezione in questo momento, ma ancora non si vede nessuno. Sarà che l’aula è talmente personalizzata al punto che devo farmela da sola?

Ore 8:05. Niente panico, sembra che qualcuno stia arrivando. Un uomo sui 30 anni, tutto imbacuccato a motivo della pioggia. Tenta aprire la sala, ma è chiusa. Esce e ritorna con una signora, lei ha la chiave e apre.

La sensazione che provo non è delle migliori, è meglio chiedere informazioni. Che?! Ma che davvero?! La signora in questione non sa assolutamente nulla a proposito del fatto che il corso doveva cominciare oggi! Così mi manda a parlare con la segreteria principale che si occupa della gestione di questi corsi complementari.

Ore 8:15. L’università è una specie di labirinto fatto di vari blocchi e vari edifici, in quanto mi avvio in direzione alla segreteria penso che tipo di atteggiamento dovrei assumere. Devo litigare? Gridare?

La ragazza che mi attende non si trova nella situazione più felice del mondo, visto che non sembro essere la prima a cui deve dare spiegazioni. L’inizio del corso è stato rimandato di una settimana (questa è la seconda volta che lo rimandano) a causa del fatto che non riescono a chiudere il numero di alunni. E se non dovessero riuscirci fino alla prossima settimana cancelleranno il corso e mi rimborseranno l’iscrizione.

Ma io dico! Ma una telefonata per avvisare? La maggior parte dei miei piani erano in funzione di queste lezioni! Ok… Panico autorizzato!

Da qui il titolo di oggi: che fare quando tutto sembra andare per il verso sbagliato?

Che faccio? Grido, piango, mi dispero, mi arrabbio, insulto, me ne frego? E se decido di fare tutto questo riuscirò a cambiare il corso delle cose? Ovviamente no. Qualcuno potrebbe dire che se ci si sfoga ci si sente meglio. Davvero? Davvero insultare, arrabbiarsi e “vomitare” la rabbia e l’indisposizione ci fa sentire meglio? Perchè se fosse così a quest’ora dovremmo vivere in un mondo dove le persone stanno molto bene con se stesse!

Così decido invece di fare qualcosa di diverso. Decido di credere nel versetto che dice:

“Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.” (Romani 8.28).

“Tutte le cose” nella lingua originale greca (lingua con cui è scritto, o almeno è pervenuto sino a noi il Nuovo Testamento) è la parola “pas” che vuol dire: TUTTE LE COSE! Ogni cosa, tutto, interamente! Ogni cosa, tanto buona quanto cattiva.

“Il tuo DIO, mutò per te la maledizione in benedizione, perché l’Eterno, il tuo DIO, ti ama.” (Deuteronomio 23.5b).

Ogni cosa che apparentemente è negativa, contraria, avversa, Dio è capace di trasformarla in benedizione!

Io ho messo la mia vita nelle mani di Dio, facendolo diventare il mio Salvatore e il mio Signore, Lo amo e so che Lui mi ama, quindi SO PER CERTO che questa parola, questa promessa, questa verità si applica nella mia vita.

È questa una situazione che è indipendente dal mio volere e che non ho la capacità di cambiare, quindi per quanto ingarbugliata e incerta possa sembrare decido di confidare nella Sua Parola perché credo che l’evento, di una forma inaspettata, contribuirà a qualcosa di positivo. Non ci resta quindi che aspettare con fiducia.

P.S. Ore 8.35 Il cielo si è completamente aperto, il sole è tornato a brillare trasformando questa giornata grigia in una tipica giornata di fine estate.

P.P.S. Ore 8.55. Il biglietto dell’autobus, che la settimana scorsa era aumentato di 25 centesimi è tornato oggi al vecchio prezzo! Gloria a Dio!

Pubblicato da: goccedivita | 23/02/2010

UNA CROSTATA DIVINA

Giornata di conquista! Oggi ho fatto la mia prima crostata di banane! L’aspetto esteriore lascia un po’ a desiderare ma il contenuto è ottimo!

Se qualcuno si stesse chiedendo se questo sia il mio primo dolce al forno, la mia risposta è sì! Ovviamente escludendo i biscotti del “Vallo di Adriano”, una ricetta presa dal Manuale delle Giovani Marmotte e che facevo quando ero più piccola con la supervisione di mia madre. Quindi ufficialmente questa è la mia prima ricetta di dolce “eleborato” che richiede l’uso del forno.

Una volta tolta dal forno, ho assaggiato la crostata e con molta allegria posso dire che era davvero buona! Ero così felice che ho cominciato a distribuirla ad amici e vicini! Come si può creare qualcosa di così buono e non condividerlo con gli altri?

Mi domando se Dio non si sia sentito proprio così quando creò la Terra. Nei primi versetti del primo capitolo del libro di Genesi (primo libro della Bibbia), viene descritta la creazione. Subito dopo la descrizione di ogni parte che veniva creata è scritta la seguente frase: “E Dio vide che questo era buono”  (Ge 1.4,10,12,18,21,25). Tutto quello che Dio creò di buono lo condivise con l’uomo.

Ma c’è un differenza fondamentale, mentre io ho fatto la crostata per me e poi l’ho condivisa con gli altri, il nostro Dio ha creato la Terra esclusivamente per l’uomo e non per se stesso. Come potrebbe un semplice pianeta contenere il Dio che l’ha creato? Tutto ciò che Dio fece lo fece per l’uomo.

È come quando marito e moglie stanno aspettando il loro primo figlio. Il bimbo ancora non è nato ma i futuri genitori già hanno preparato tutto per il suo arrivo: stanza, culla, pannolini, biberon, giocattoli, vestitini, etc. Cose che il bambino neanche sa che ne avrà bisogno ma già gli sono state provvidenziate. E tutto ciò che è stato preparato non è per uso e allegria dei genitori ma è per uso esclusivo del bimbo che sta per arrivare.

Così Dio, come un buon padre, ha creato ogni cosa prima di creare l’uomo. L’uomo è stato creato soltanto il giorno prima che Dio si riposasse, il sesto giorno (Ge 1.31).

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!”(Mt 7.7-11).

“Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?” (Ro 8.32).

Se c’è qualcuno che si trova in una situazione di disanimo o confusione pensando che il Dio che l’ha creato si trovi distante e completamente indifferente alle vicessitudini della sua vita, lo invito a rileggere i versetti di cui sopra e a farsi la seguente domanda: “Il Dio che ha creato ogni cosa affinché potessi vivere bene, il Dio che ha dato il Suo proprio Figlio affinché potessi essere salvo, è veramente disinteressato alla mia vita?”

Se hai compreso a pieno la profondità di ciò che è scritto nei versetti, saprai che la risposta è ovviamente: NO! Dio non è indifferente e molto meno insensibile, alla tua vita e alla situazione che stai vivendo, ma sicuramente non è un despota, un dittatore che impone la Sua volontà.

Se ci stiamo lamentando pensando che Dio ci abbia dimenticato, o che si sta comportando in modo ingiusto, la domanda che dobbiamo farci è la seguente: prima di mettermi nella situazione in cui mi trovo ora ho chiesto il Suo parere? Ho cercato di sapere quale sia la Sua volontà? Oppure ho fatto di testa mia sperando (o esigendo!) che poi Lui benedica le mie scelte?

Dio sta dove la Sua Parola é predicata e messa in pratica!

Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14.21).

Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti (Ap 2.5) e una volta ritornata l’allegria condividila con chi sta al tuo lato! Dio non ti ha dimenticato! La prova di questo? Il Suo soffio di vita ancora alimenta il tuo respiro!

P.S In quanto alla mia crostata… gloria a Dio l’hanno divorata!

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