Pubblicato da: goccedivita | 28/04/2014

Cosa vuol dire “santo”? Dipende in quale nazione o regno tu lo pronunci!

Chi conosce più di una lingua e chi ha viaggiato un po’, avrà sicuramente notato che esistono parole che anche se scritte o pronunciate in modo identico cambiano di significato a seconda di dove vengono pronunciate.
Facciamo un esempio pratico con la parola “PREGO”.
Se la pronunci in Italia: è usata in formule di cortesia, per rispondere a persona che ringrazia o chiede scusa, o per invitare ad accomodarsi, a entrare, a prendere qualcosa. Ed è anche la prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo pregare.
Se la pronunci in Brasile vuol dire: chiodo.
Se la pronunci in Portogallo vuol dire: panino.
Ho capito, forse un po’ tardi lo ammetto, che lo stesso accade con la parola “santo”. Questa semplice parola assume un significato totalmente diverso se è pronunciata da una persona che fa parte del Regno di Dio, e se è pronunciata da un cittadino dello Stato del Vaticano.
E in questo umile articolo cercherò con semplici parole di mostrare la profonda differenza.
“Santo” – Stato del Vaticano – cittadini cattolici – principale dizionario: Concilio Vaticano I e II.
Il significato della parola santo e il modo su come diventarlo lo possiamo trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica (abbreviato con CCC), il quale è l’esposizione ufficiale degli insegnamenti della Chiesa cattolica in una grande sintesi di tutta la sua dottrina. È un volume di oltre 900 pagine. [1]
Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli e intercessori. «I santi e le sante sono sempre stati sorgente e origine di rinnovamento nei momenti più difficili della storia della Chiesa». Infatti, «la santità è la sorgente segreta e la misura infallibile della sua attività apostolica e del suo slancio missionario». (CCC 828)
La Chiesa cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del papa, proclama santo una persona solo in seguito all’esito di un articolato procedimento detto canonizzazione. Dal momento della sua morte, dopo il giudizio, il santo o santa è in Paradiso, vive in eterno la totale comunione con Dio che in vita ha pregustato e continua a partecipare pienamente del progetto di Dio sul creato. Infatti dalla comunione con Dio nasce la possibilità, per il santo, di essere intercessore per i vivi, ossia un canale privilegiato di amore da parte di Dio verso coloro che ancora – dice la chiesa cattolica – vivono il pellegrinaggio terreno. Questa comunione, nel credo della Chiesa, è detta comunione dei santi o comunione delle cose sante.
Alcuni santi camminano ancora su questa terra, altri l’hanno lasciata e si stanno purificando, anche con l’aiuto delle nostre preghiere. Altri ancora godono già della visione di Dio e intercedono per noi. Attraverso la comunione dei santi, i meriti di Cristo e di tutti i santi che ci hanno preceduto ci aiutano a compiere la missione che il Signore ci ha affidato. I santi che stanno in Cielo aiutano la vita della Chiesa pellegrinante: ci sostengono intercedendo per noi dinanzi al Trono di Dio e attendono che la pienezza della comunione dei santi si realizzi, alla seconda venuta del Signore. [2]
La canonizzazione è la dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta da parte di una confessione cattolica o ortodossa. Emettendo questa dichiarazione, si proclama che quella persona si trova con certezza in Paradiso e in più, rispetto alla semplice beatificazione, ne permette la venerazione come santo nella chiesa universale, mentre con il processo di beatificazione se ne permette la venerazione nelle chiese particolari (ad esempio, prima che fosse canonizzato, San Giovanni Paolo II poteva essere venerato nella Diocesi di Roma, in quanto ne è stato il Vescovo, e nelle Diocesi polacche, perché nato in Polonia). Nella Chiesa cattolica, la canonizzazione avviene al termine di un’apposita procedura, che dura in genere molti anni, chiamata processo di canonizzazione (o processo canonico). Tra le altre cose, negli ultimi decenni, è richiesto che vengano riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo. La decisione finale sulla canonizzazione è in ogni caso riservata al Papa, che sancisce formalmente la conclusione positiva del processo canonico attraverso un atto pontificio. [3]
Quindi, riassumendo, se ti trovi nel territorio Vaticano e senti pronunciare la parola santo saprai che si stanno riferendo ad una persona deceduta e che il Papa (autorità massima dello Stato del Vaticano), dopo un lungo e burocratico processo di canonizzazione, ha dichiarato tale e quindi degno di venerazione. Solo dopo la sua canonizzazione questa persona, che sta in paradiso, è autorizzata ad intercedere per coloro che sono pellegrini sulla terra (non importa se sia morta da 5 o 150 anni).
“Santo” – Regno di Dio – cittadini del Cielo – unico dizionario: La Bibbia.
Santo in ebraico (lingua con cui è stata scritta la Bibbia) è la parola qodesh e viene dalla radice del verbo qadash che significa: separare, celebrare, consacrare, dedicare, purificare, santificare. La parola ebraica per santo proviene da un concetto primitivo di separazione o rimozione del sacro dal profano.
Il primo ad usare la parola qodesh fu il proprio Dio:
Esodo 3.4,5 Or l’Eterno vide che egli si era spostato per vedere, e DIO lo chiamò di mezzo al roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Egli rispose: «Eccomi». Dio disse: «Non avvicinarti qui; togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo santo».
Dio usa la parola santo per descrivere molte cose e attività separate per l’adorazione. Ha in sé il significato fondamentale di “separato” o “al di fuori” dell’uso comune.L’opposto della parola è profano e impuro:
Levitico 10:10 perché possiate distinguere tra il santo e il profano, tra l’impuro e il puro.
Il VT usa il termine santo per descrivere qualcosa che è separato dalle cose comuni, impure, contaminate, dal vizio e dall’idolatria; di conseguenza diventa un antonimo, un parola contraria, l’opposto di tali cose.La parola santo descrive tutte le persone, i luoghi, le cose e i tempi che in qualche modo sono associati a Dio e alla sua adorazione.
Santità non è un attributo di Dio, non è una Sua qualità. Santità è la Sua natura, è la Sua essenza.
Santità si riferisce esclusivamente a Dio e a ciò che Lui ha fatto diventare santo, quindi non esiste santità all’infuori di Lui. Santo indica la propria separazione di Dio dall’impurità o dal peccato nella sua perfezione dell’essere. Soltanto Dio ha il potere e l’autorità di far diventare sante e purificare le cose che sono state contaminate dall’impurità, e solo Dio sa chi e cosa è santo e cosa no. Quindi tutta la santità viene da Dio.
L’apostolo Paolo, autore di molteplici lettere inviate alle varie chiese cristiane, nei suoi saluti iniziali esordisce:
  • A voi tutti che siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi: grazia e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Romani 1:7
  • Paolo, apostolo di Gesù Cristo per la volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e fedeli in Cristo Gesù. Efesini 1:1
  • Paolo e Timoteo, servi di Gesù Cristo, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Filippesi 1:1
  • Ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse: grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Colossesi 1:2
  • Vi scongiuro per il Signore che questa epistola sia letta a tutti i santi fratelli. 1Tessalonicesi 5:27
Paolo scrive a persone vive e li chiama santi. Santi non sono persone morte. I santi sono vivi. Sono persone SEPARATE, che si santificano ogni giorno.
Dio ha reso santi tutti coloro che hanno accettato Cristo nella loro vita, che temono il Suo Nome, che osservano i Suoi comandamenti (Ap 14.12).
La venerazione non esiste nella Bibbia. Tra me e Dio esiste solo Cristo e lo Spirito Santo che intercedono per me: io sono la Via, la Verità e la Vita nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14.6).
Ognuno è responsabile della sua vita e delle sue scelte fino a quando è sulla terra. Una volta morto NESSUNO sulla terra può, attraverso le preghiere, modificare le scelte e cambiare le conseguenze che un’altra persona ha fatto finché era in vita, altrimenti Dio farebbe eccezione di persona (At 10.34).
Per cinque volte, il Signore parla per bocca dei Suoi profeti e in modo imperativo afferma:
Parla a tutta l’assemblea dei figli d’Israele e di’ loro: Siate santi, perché io, l’Eterno, il vostro DIO, sono santo. (Le 19.2)
La santità non è indirizzata a qualcuno in speciale. La santità è un stato di fatto per ogni cittadino del regno di Dio, ed è qualcosa che Dio chiede a tutto il Suo popolo, nessuno escluso.
Quindi riassumendo:
Posso io, italiana, andare in Portogallo o in Brasile e arrabbiarmi con gli abitanti perché usano male la parola “prego”? Ovvio che no!
È sufficiente conoscere le usanze, le leggi e il loro dizionario per capire che la stessa parola in un altro continente può avere un significato lontano dal nostro.
È chiaro altresì, che è davvero inutile che i cittadini appartenenti a questi due regni diversi si arrabbino per la differenza dei termini!
Uno come dizionario, libro della Legge e manuale di vita ha la Bibbia,
l’altro ha i vari Concili ed encicliche papali.
Fonti:
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