Chi conosce più di una lingua e chi ha viaggiato un po’, avrà sicuramente notato che esistono parole che anche se scritte o pronunciate in modo identico cambiano di significato a seconda di dove vengono pronunciate.
Facciamo un esempio pratico con la parola “PREGO”.
Se la pronunci in Italia: è usata in formule di cortesia, per rispondere a persona che ringrazia o chiede scusa, o per invitare ad accomodarsi, a entrare, a prendere qualcosa. Ed è anche la prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo pregare.
Se la pronunci in Brasile vuol dire: chiodo.
Se la pronunci in Portogallo vuol dire: panino.
Ho capito, forse un po’ tardi lo ammetto, che lo stesso accade con la parola “santo”. Questa semplice parola assume un significato totalmente diverso se è pronunciata da una persona che fa parte del Regno di Dio, e se è pronunciata da un cittadino dello Stato del Vaticano.
E in questo umile articolo cercherò con semplici parole di mostrare la profonda differenza.
“Santo” – Stato del Vaticano – cittadini cattolici – principale dizionario: Concilio Vaticano I e II.
Il significato della parola santo e il modo su come diventarlo lo possiamo trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica (abbreviato con CCC), il quale è l’esposizione ufficiale degli insegnamenti della Chiesa cattolica in una grande sintesi di tutta la sua dottrina. È un volume di oltre 900 pagine. [1]
Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli e intercessori. «I santi e le sante sono sempre stati sorgente e origine di rinnovamento nei momenti più difficili della storia della Chiesa». Infatti, «la santità è la sorgente segreta e la misura infallibile della sua attività apostolica e del suo slancio missionario». (CCC 828)
La Chiesa cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del papa, proclama santo una persona solo in seguito all’esito di un articolato procedimento detto canonizzazione. Dal momento della sua morte, dopo il giudizio, il santo o santa è in Paradiso, vive in eterno la totale comunione con Dio che in vita ha pregustato e continua a partecipare pienamente del progetto di Dio sul creato. Infatti dalla comunione con Dio nasce la possibilità, per il santo, di essere intercessore per i vivi, ossia un canale privilegiato di amore da parte di Dio verso coloro che ancora – dice la chiesa cattolica – vivono il pellegrinaggio terreno. Questa comunione, nel credo della Chiesa, è detta comunione dei santi o comunione delle cose sante.
Alcuni santi camminano ancora su questa terra, altri l’hanno lasciata e si stanno purificando, anche con l’aiuto delle nostre preghiere. Altri ancora godono già della visione di Dio e intercedono per noi. Attraverso la comunione dei santi, i meriti di Cristo e di tutti i santi che ci hanno preceduto ci aiutano a compiere la missione che il Signore ci ha affidato. I santi che stanno in Cielo aiutano la vita della Chiesa pellegrinante: ci sostengono intercedendo per noi dinanzi al Trono di Dio e attendono che la pienezza della comunione dei santi si realizzi, alla seconda venuta del Signore. [2]
La canonizzazione è la dichiarazione ufficiale della santità di una persona defunta da parte di una confessione cattolica o ortodossa. Emettendo questa dichiarazione, si proclama che quella persona si trova con certezza in Paradiso e in più, rispetto alla semplice beatificazione, ne permette la venerazione come santo nella chiesa universale, mentre con il processo di beatificazione se ne permette la venerazione nelle chiese particolari (ad esempio, prima che fosse canonizzato, San Giovanni Paolo II poteva essere venerato nella Diocesi di Roma, in quanto ne è stato il Vescovo, e nelle Diocesi polacche, perché nato in Polonia). Nella Chiesa cattolica, la canonizzazione avviene al termine di un’apposita procedura, che dura in genere molti anni, chiamata processo di canonizzazione (o processo canonico). Tra le altre cose, negli ultimi decenni, è richiesto che vengano riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo. La decisione finale sulla canonizzazione è in ogni caso riservata al Papa, che sancisce formalmente la conclusione positiva del processo canonico attraverso un atto pontificio. [3]
Quindi, riassumendo, se ti trovi nel territorio Vaticano e senti pronunciare la parola santo saprai che si stanno riferendo ad una persona deceduta e che il Papa (autorità massima dello Stato del Vaticano), dopo un lungo e burocratico processo di canonizzazione, ha dichiarato tale e quindi degno di venerazione. Solo dopo la sua canonizzazione questa persona, che sta in paradiso, è autorizzata ad intercedere per coloro che sono pellegrini sulla terra (non importa se sia morta da 5 o 150 anni).
“Santo” – Regno di Dio – cittadini del Cielo – unico dizionario: La Bibbia.
Santo in ebraico (lingua con cui è stata scritta la Bibbia) è la parola qodesh e viene dalla radice del verbo qadash che significa: separare, celebrare, consacrare, dedicare, purificare, santificare. La parola ebraica per santo proviene da un concetto primitivo di separazione o rimozione del sacro dal profano.
Il primo ad usare la parola qodesh fu il proprio Dio:
Esodo 3.4,5 Or l’Eterno vide che egli si era spostato per vedere, e DIO lo chiamò di mezzo al roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Egli rispose: «Eccomi». Dio disse: «Non avvicinarti qui; togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo santo».
Dio usa la parola santo per descrivere molte cose e attività separate per l’adorazione. Ha in sé il significato fondamentale di “separato” o “al di fuori” dell’uso comune.L’opposto della parola è profano e impuro:
Levitico 10:10 perché possiate distinguere tra il santo e il profano, tra l’impuro e il puro.
Il VT usa il termine santo per descrivere qualcosa che è separato dalle cose comuni, impure, contaminate, dal vizio e dall’idolatria; di conseguenza diventa un antonimo, un parola contraria, l’opposto di tali cose.La parola santo descrive tutte le persone, i luoghi, le cose e i tempi che in qualche modo sono associati a Dio e alla sua adorazione.
Santità non è un attributo di Dio, non è una Sua qualità. Santità è la Sua natura, è la Sua essenza.
Santità si riferisce esclusivamente a Dio e a ciò che Lui ha fatto diventare santo, quindi non esiste santità all’infuori di Lui. Santo indica la propria separazione di Dio dall’impurità o dal peccato nella sua perfezione dell’essere. Soltanto Dio ha il potere e l’autorità di far diventare sante e purificare le cose che sono state contaminate dall’impurità, e solo Dio sa chi e cosa è santo e cosa no. Quindi tutta la santità viene da Dio.
L’apostolo Paolo, autore di molteplici lettere inviate alle varie chiese cristiane, nei suoi saluti iniziali esordisce:
  • A voi tutti che siete in Roma, amati da Dio, chiamati santi: grazia e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Romani 1:7
  • Paolo, apostolo di Gesù Cristo per la volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e fedeli in Cristo Gesù. Efesini 1:1
  • Paolo e Timoteo, servi di Gesù Cristo, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Filippesi 1:1
  • Ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse: grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Colossesi 1:2
  • Vi scongiuro per il Signore che questa epistola sia letta a tutti i santi fratelli. 1Tessalonicesi 5:27
Paolo scrive a persone vive e li chiama santi. Santi non sono persone morte. I santi sono vivi. Sono persone SEPARATE, che si santificano ogni giorno.
Dio ha reso santi tutti coloro che hanno accettato Cristo nella loro vita, che temono il Suo Nome, che osservano i Suoi comandamenti (Ap 14.12).
La venerazione non esiste nella Bibbia. Tra me e Dio esiste solo Cristo e lo Spirito Santo che intercedono per me: io sono la Via, la Verità e la Vita nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14.6).
Ognuno è responsabile della sua vita e delle sue scelte fino a quando è sulla terra. Una volta morto NESSUNO sulla terra può, attraverso le preghiere, modificare le scelte e cambiare le conseguenze che un’altra persona ha fatto finché era in vita, altrimenti Dio farebbe eccezione di persona (At 10.34).
Per cinque volte, il Signore parla per bocca dei Suoi profeti e in modo imperativo afferma:
Parla a tutta l’assemblea dei figli d’Israele e di’ loro: Siate santi, perché io, l’Eterno, il vostro DIO, sono santo. (Le 19.2)
La santità non è indirizzata a qualcuno in speciale. La santità è un stato di fatto per ogni cittadino del regno di Dio, ed è qualcosa che Dio chiede a tutto il Suo popolo, nessuno escluso.
Quindi riassumendo:
Posso io, italiana, andare in Portogallo o in Brasile e arrabbiarmi con gli abitanti perché usano male la parola “prego”? Ovvio che no!
È sufficiente conoscere le usanze, le leggi e il loro dizionario per capire che la stessa parola in un altro continente può avere un significato lontano dal nostro.
È chiaro altresì, che è davvero inutile che i cittadini appartenenti a questi due regni diversi si arrabbino per la differenza dei termini!
Uno come dizionario, libro della Legge e manuale di vita ha la Bibbia,
l’altro ha i vari Concili ed encicliche papali.
Fonti:
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Pubblicato da: goccedivita | 01/02/2014

Gesù Cristo non è cattolico.

gesù cattolico3Per alcuni notizie come queste hanno un effetto devastante, come quando dici ad un bambino: guarda che Babbo Natale NON ESISTE!

Ebbene sì per quanto possa sembrare ovvio per alcuni, per altri non lo è poi così tanto.

Eppure anche il più ateo sa che Gesù non è nato a Roma, ma a Betlemme, piccola e ridente città situata in Israele. Suo padre Giuseppe ha una invidiabile genealogia che rende Gesù la 42ª generazione se partiamo dal patriarca Abrahamo e 74ª se partiamo da Adamo. Eh sì, 42 generazioni di ebrei. E anche Maria, sua madre è ebrea, e si sa, figlio di madre ebrea, ebreo è!

Altra notizia sconvolgente è che Gesù a differenza dell’apostolo Paolo, non ha MAI messo piedi fuori Israele, a parte quando appena nato i genitori, per scampare al re Erode, si sono rifugiati in Egitto per un breve periodo.

Eh sì, Gesù, il Figlio di Dio, tra tanti posti, è nato in terra ebrea e da due ebrei, proprio in mezzo a quel popolo scelto da Dio tanti secoli prima.

Per me non è un problema che Gesù sia ebreo. Amo quel popolo per il semplice fatto che Dio li ama.

Ma come si è arrivati a raffigurarlo in modo che venisse fuori un personaggio “europizzato”, “degiuzzato” ed estraniato? Viene comunemente raffigurato come un giovane uomo, neanche tanto mascolino, sul biondo cenere, gli occhioni grandi azzurri e la pelle biancastra. Basta digitare su Google la parola “Gesù”, in qualsiasi lingua si voglia, e appariranno, nella sezione immagini, decine e decine di foto che raffigurano un uomo dall’aspetto tremendamente europeo.

Con la progressiva secolarizzazione del culto cristiano (nuova religione dell’impero) si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù. Alcuni Padri,soprattutto quelli greci, dichiararono che l’immagine di Gesù doveva essere brutta, poiché in Isaia il Figlio dell’Uomo è un vile servo. Il Salmista diceva invece (45.2) che era bello, di aspetto più bello di tutti i figli degli uomini. Ma la sua bellezza doveva essere divina, e non umana. Dunque san Giustino negò a Gesù di avere un bell’aspetto. Clemente Alessandrino lo descrive con un viso deforme. Eusebio di Cesarea lo dipinge deforme di corpo. Per i padri latini invece egli era bello e piacevole. Nel periodo tardo antico, con la secolarizzazione del culto cristiano e il distacco dalla tradizione ebraica, si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù, raffigurato come giovane imberbe fino al VI secolo; entro il IV secolo compare anche il Gesù barbuto e con i capelli lunghi, che diventerà la sua raffigurazione canonica […] Se al principio ci furono problemi etici sulla rappresentazione del volto di Cristo, più tardi prevalsero le esigenze estetiche dei vari popoli, nei quali Gesù venne rappresentato con caratteri etnici variabili. (Fonte Wikipedia)

Nessuno sa come era esteticamente Gesù. Eppure l’immagine ufficiale, basata totalmente sulla menzogna, lo vuole con questo aspetto europeo.

È come se a lungo andare si fosse fatto un lavaggio del cervello al popolo italiano, rendendo questo Gesù Cristo totalmente estraneo ad Israele, alle sue tradizioni, al suo popolo, alla sua patria in terra.

Dare un aspetto più vicino a “noi” italiani, ha sicuramente facilitato la persecuzione degli ebrei da parte della stessa chiesa cattolica.

Fermi, fermi, buttate a terra il sasso! Non sto accusando gratuitamente nessuno. Sto solo ricordando fatti storici tra i quali uno in particolare probabilmente sconosciuto ai molti: la bolla Cum nimis absurdum («Poiché è oltremodo assurdo» in lingua latina):

Emanata il 14 luglio 1555 da papa Paolo IV (al secolo Gian Pietro Carafa), dando seguito alle disposizioni del Concilio Lateranense IV, pose una serie di limitazioni ai diritti delle comunità ebraiche presenti nello Stato Pontificio. In particolare impose agli ebrei l’obbligo di portare un distintivo giallo, li escluse dal possesso di beni immobili e vietò ai medici ebrei di curare cristiani. La bolla sancì inoltre la costruzione di appositi ghetti entro i quali gli ebrei avrebbero dovuto vivere e portò alla creazione, tra l’altro, del ghetto di Roma.

Ecco qui di seguito parte della bolla:

« Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che solo la propria colpa sottomise alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall’amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi, da rendere loro offesa in cambio della misericordia ricevuta, e da pretendere di dominarli invece di servirli come debbano; Noi, avendo appreso che nella nostra alma Urbe e in altre città e paesi e terre sottoposte alla Sacra Romana Chiesa, l’insolenza di questi ebrei è giunta a tal punto che si arrogano non solo di vivere in mezzo ai cristiani e in prossimità delle chiese senza alcun distinzione nel vestire, ma che anzi prendono in affitto case nelle vie e piazze più nobili, acquistano e posseggono immobili, assumono balie e donne di casa e altra servitù cristiana, e commettono altri misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano […]». (Fonte Wikipedia)

 Ma oggi sono io che trovo oltremodo assurdo, che a distanza di 500 anni ancora oggi il popolo scelto da Dio, gli ebrei, debba soffrire persecuzioni e oltraggi, come quello accaduto il 25 gennaio scorso, alcuni giorni prima del Giorno della Memoria, dove degli anonimi hanno fatto recapitare una testa di maiale alla Sinagoga di Roma [1].

Sembra che la storia non ci insegni nulla. Forse perché si preferisce negarla piuttosto che approfondirla…

Lo stesso Adolph Hitler aveva fatto incidere nel cinturone dei suoi soldati la scritta “Gott mit uns”- Dio è con noi. Ma mi chiedo davvero quale dio poteva essere così folle da allearsi con lui…

La chiesa cattolica al tempo del nazismo non fece nulla di ufficiale per opporsi. Per carità, molti preti diedero asilo agli ebrei, ma lo Stato Pontificio non prese nessuna posizione contro questi pazzi il cui intento era quello di sterminare la razza ebrea, la razza di Cristo, di cui il papa dicono esserne il vicario.

Non è mia intenzione di diffamare nessuno, se non riportare un fatto. Ed un fatto è che approvando e riproponendo più e più volte questa immagine distorta e fasulla del Cristo si è voluto coscientemente mantenere il popolo italiano (e non solo) nella completa ignoranza, facendo sì che si dissociasse dalla mente di molti il fatto che Gesù Cristo era ebreo.

Gesù parte dalla condizione di ebreo. Muore come l’Agnello sacrificale. Quell’agnello che i sacerdoti ebrei sacrificavano una volta all’anno per coprire i peccati del popolo. Ma poi risorge come un leone che ha il potere di salvare tutte le genti.

Il mio intento, ancora una volta è quello di ritornare alla radice delle cose. È, senza alcuna presunzione, ma con l’aiuto di Dio e della Sua Parola, quello di depurarci da tutte le interferenze, menzogne e monopolizzazioni fatte in tutti questi secoli e tornare alla Verità, quella scritta nella Bibbia.

Non ci si può definire cristiani e allo stesso tempo odiare o provare astio o pregiudizio nei confronti del popolo ebreo. Sarebbe un enorme contraddizione nella sua essenza.

Non so quale fosse il volto di Gesù, e non mi interessa saperlo. Non ho bisogno di attaccarmi ad un immagine, una raffigurazione per rafforzare la mia fede.

Non conosco il Suo volto, ma, attraverso i Vangeli, conosco il Suo carattere, conosco i Suoi pensieri, la Sua calma, la Sua intelligenza, la Sua maniera di agire e di reagire di fronte alle più disparate situazioni, la Sua bontà, la Sua determinazione, il Suo coraggio, il Suo sacrificio.

E questo vale più di mille immagini.

Pubblicato da: goccedivita | 04/01/2014

Questa madonna è un falso

8720_fe6Un giorno una signora mi raccontò un aneddoto di quando era ragazza. Era in cucina a lavare i piatti, a quel tempo divideva l’appartamento con una sua amica, quando il fidanzato di questa sua amica la prese alla sprovvista e l’abbracciò da dietro, lei d’istinto gli diede uno spintone così forte da farlo quasi cadere e indignata gli chiese “Se non sei innamorato di lei perché allora la vuoi sposare?” Per tutta risposta lui le disse: “Perché mi fa pena”.

Domandai a questa signora se avesse mai raccontato questo fatto alla sua amica, lei mi disse che avrebbe voluto ma la sua amica era di mentalità chiusa e molto diffidente, non avrebbe accettato la verità e avrebbe pensato fosse solo una bugia per portarle via il fidanzato.

Questo racconto mi ha fatto riflettere, e mi sono resa conto che ci sono tante persone al mondo come questa amica che preferiscono continuare in un cammino pericoloso piuttosto che accettare una dura verità.

La verità, però, è tanto dolorosa quanto liberatoria.

Il mio personale parere è che debba essere detta comunque, poi la persona che la ascolta sarà libera di decidere se credere o meno, se farne tesoro oppure no, se prendere provvedimenti o continuare a percorrere lo stesso sentiero.

Wolfgang Goethe disse: “Io preferisco la verità dannosa all’errore utile. Una verità dannosa è utile perché può essere dannosa solo a momenti e poi conduce ad altre verità, che devono diventare più utili, sempre più utili. Viceversa l’errore utile è dannoso, poiché può essere utile solo per un momento e induce in altri errori che diventano sempre più dannosi.”

Ciò che mi porta a scrivere questo articolo è proprio il desiderio di spezzare una delle catene più possenti che la nostra cultura conosca, e d’accordo con il Goethe uno degli errori più utili che esista.

Ovviamente questo articolo è prettamente cristiano, di conseguenza se sei ateo o appartenente ad una delle tante religioni sparse nel mondo puoi tranquillamente fermarti qui, qualora non ti interessasse l’argomento.

A te invece che hai deciso di andare avanti a leggere, prima di alzare una qualsiasi pietra con l’intenzione di lapidarmi, prima di cancellarmi dalla tua lista di amici di Facebook, prima di mettermi il muso, prima di gridare “all’eretica”, ti prego di leggere questo articolo fino in fondo. Poi sei libero/a di decidere quello che meglio credi, in fondo il libero arbitrio sta lì per questo.

Ho sempre avuto rispetto per i buddisti, per i musulmani, per gli indù e per qualsiasi tipo di religione. Posso non essere d’accordo, posso non credere ad alcune cose, ma le ho sempre rispettate.

Hanno il loro dio, hanno il loro modo di vedere le cose, hanno le loro tradizioni, hanno il loro libro sacro. Non concordo, ovvio, altrimenti farei parte di una loro religione, ma li rispetto.

Ma questo rispetto e questa tolleranza svanisce con quelle affermazioni, quelle dottrine, che distorcono la Parola di Dio. Quelle religioni che prendono il Dio in cui credo, Padre di Gesù Cristo, e con invenzioni, visioni e apparizioni, gli fanno dire qualcosa totalmente in contrapposizione con quello che Lui ha lasciato scritto. Gli mettono vicino figure totalmente inventate che non hanno nessuna veridicità e peggio ancora nessuna utilità. L’unica cosa che riescono a fare è creare confusione, mettere pesi, e far permanere l’ignoranza.

In Giovanni 1.1 è scritto “Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e LA PAROLA ERA DIO […] v.14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi.

Quindi quasi come un’equazione matematica Dio = Parola = Gesù Cristo.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Luca 21.33)

Ma Gesù gli rispose, dicendo: «Sta scritto: “L’uomo non vivrà soltanto di pane, ma di ogni parola di Dio»”. (Luca 4.4)

Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna della folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano»“. (Luca 11.27,28)

“Or sua madre e i suoi fratelli vennero da lui, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. E da alcuni gli fu riferito: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti vogliono vedere». Ma egli, rispondendo, disse loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica».” (Luca 8.19-21)

In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5.24)

Gesù rispose e gli disse: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che udite non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.” (Giovanni 14.23,24)

Ho trascritto qui solo un piccolissima parte di tutti i versetti che esaltano la Parola di Dio e che mostrano la sua importanza e la sua assoluta autorità per tutti coloro che credono. E in quest’ ultimo versetto, Gesù mi sembra molto chiaro: per dire di amare Cristo è VITALE conoscere la Sua Parola e praticarla.

Se, come detto prima, la Parola è Dio, allora per rigor di logica quando rinnego la Parola io sto rinnegando il proprio Dio.

Chiarito bene questo punto veniamo al perché ho scelto per questo articolo un titolo così apparentemente polemico.

Sempre in Giovanni al capitolo 1 è scritto:”ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.”

Credere nel nome di Gesù Cristo (e quindi nella Parola visto che i due sono uno) è il requisito FONDAMENTALE per diventare figli di Dio.

Non c’è nessuna possibilità di errore o di mal interpretazione.

Badate bene che questo articolo NON HA NESSUNA INTENZIONE di mancare di riguardo a Maria, madre di Gesù, di cui ho un gran rispetto e dalla cui vita, raccontata nelle Sacre Scritture, cerco di prendere esempio, ma voglio smascherare la verità che si cela dietro la Madonna, proprio perché alla luce della Bibbia appare evidente che Maria e la Madonna sono due persone distinte e separate.

Non mi interessa mostrare la provenienza storica e pagana di questa figura, ci sono tante persone che lo fanno e sono molto più esaustive di me. [1]

Ma se ci fermiamo a riflettere sulle apparizioni di questo personaggio solo quelle sarebbero sufficienti per mostrare un’evidente contraddizione e  una forma di ribellione a ciò che Gesù disse.

In Luca 16 viene descritta la storia del ricco e del mendicante Lazzaro. Il ricco va all’inferno (non perché era ricco ma perché era avido ed egoista) e Lazzaro va nel seno di Abrahamo. Il ricco vista la sua terribile ed irreversibile condizione chiede che il mendicante venga mandato ai suoi fratelli affinché loro si pentino ed evitino le pene eterne. La risposta a questa richiesta fu la seguente: “Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli”. Il ricco disse: “No, padre Abrahamo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno”. Allora egli gli disse: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”. (Luca 16.29-31).

Mosè rappresentava la legge, e i profeti rappresentavano i libri delle profezie che annunciavano il Messia, Mosè e i profeti sono le Sacre Scritture, più precisamente l’Antico Testamento.

Gesù raccontando questa storia nega in forma assoluta la possibilità che qualcuno, oltre Lui, scenda per apparire agli uomini sulla terra col fine di ravvederli. E dopo la sua resurrezione, quando “tutto è compiuto“, affida questo compito non a qualche figura celeste, ma bensì agli uomini che avevano creduto in Lui:

Poi disse loro: Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura.” (Marco 16.15)

Noi siamo infatti collaboratori di Dio“. (1 Corinzi 3.9)

Dal 1981 ad oggi la madonna di Medjugorje ha dato migliaia di messaggi, e già questo mi sorprende visto che nella Bibbia le volte che Maria madre di Gesù parla si contano sulla punta delle dita. Il suo ministero dura molto più di quello di Cristo come se quello che ha fatto Lui in tre anni non fosse stato sufficiente e avesse bisogno di un “aiutino”.

Ma potremmo trovare una scusa plausibile per quanto sopra. Cosa che invece non si può trovare per i messaggi di questa “apparizione”.

In più di 30 anni di apparizioni questa figura non ha MAI menzionato un solo versetto biblico. Il proprio Cristo citava le Scritture, i suoi discepoli citavano le Scritture.

I suoi messaggi invece risultano ripetitivi parlando di un amore generico e di preghiera. Ma la cosa peggiore è che questi messaggi inducono l’uomo a peccare.

Eh già, a peccare. Cos’è il peccato? Peccato nel concetto greco vuol dire “mancare l’obiettivo” è non fare quello che Dio ci ha detto di fare, o al contrario, fare quello che Dio ci ha detto di non fare.

Un esempio fra tutti, il  18 luglio 1985 il suo messaggio fu:

“Cari figli, oggi vi invito a collocare nelle vostre case numerosi oggetti sacri, e ogni persona porti addosso qualche oggetto benedetto. Benedite tutti gli oggetti; così satana vi tenterà di meno, perché avrete la necessaria armatura contro satana. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!” [2]

Dio ha in abominio QUALSIASI VENERAZIONE E/O PRATICA di oggetti. L’armatura contro Satana non è uno SCIOCCO OGGETTO COSTRUITO DALL’UOMO ma è il proprio Cristo! Se bastava una medaglietta d’oro  pseudo benedetta ad allontanare satana, allora evidentemente il sacrificio di Cristo è stato inutile! Bastava benedire qualche oggettino per sconfiggere il diavolo.

Già il diavolo… chissà quante risate si sta facendo…

A che giova l’immagine scolpita quando il suo artefice l’ha scolpita, o un’immagine fusa che insegna la menzogna, perché l’artefice si confidi nel suo lavoro, fabbricando idoli muti? Guai a chi dice al legno: «Svegliati!», o alla pietra muta: «Levati!». Potrebbe essa insegnare qualcosa? Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento, ma in essa non c’è alcun soffio di vita.” (Abacuc 2.18,19)

Statue… rosari… immagini di santi… fatti tutti da mano d’uomo. Adorare la creazione delle proprie mani non è forse come adorare se stessi?

Per chi volesse approfondire, se questo versetto non fosse sufficiente vi do alcune referenze:

Levitico 19.4; Levitico 26.1; 1Re 15.11,12; Isaia 2.8; Isaia 2.20; Isaia 31.7; Gr 14.22; Ezechiele 14.4-6.

I loro idoli sono argento e oro, opera di mani d’uomo. Hanno bocca ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, hanno naso ma non odorano, hanno mani ma non toccano, hanno piedi ma non camminano; con la loro gola non emettono suono alcuno. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.” (Salmi 115.4-8)

Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità , rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace, soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.” (Efesini 6.10-17)

La Verità (Gv 14.26), la Pace (Is 9.5) e tutte le altri parti dell’armatura rappresentano Cristo! Io devo rivestirmi di Cristo, pensare come lui, agire e reagire come Cristo! Non riempirmi di oggetti fatti tutti a MIA immagine e MIA somiglianza!

È estremamente triste vedere come questa “apparizione” riesca a stravolgere la Volontà di Dio in una forma così subdola.

Ma mi chiedo di chi è la colpa? Un tempo avrei sicuramente detto: la chiesa Cattolica. Lei che per centinaia di anni ha PROIBITO la lettura della Bibbia diffondendo eresie assurde come quella che solo uomini scelti potevano leggerla perché l’uomo semplice sarebbe potuto impazzire. E già questo mi fa ridere visto che nei Vangeli, per esempio, sono riportate le parole di Cristo, e Cristo parlava a tutti a prescindere dal ceto sociale! Parlava ai re e parlava ai mendicanti! Fa riflettere anche il fatto che il periodo dove la chiesa regnava è chiamato epoca buia, quando invece doveva regnare la giustizia e la pace!

Ma oggi che siamo nel XXI secolo, con la conoscenza a disposizione, internet e quant’altro, la colpa della nostra ignoranza ricade solo su di NOI. La nostra pigrizia, il nostro non porci domande, il nostro lasciare fare agli altri quello che dovremmo fare noi: leggere il testamento che Gesù Cristo ci ha lasciato alla sua morte! Capire cosa ci appartiene e cosa no.

Il miglior setaccio per rivelare le eresie di questo mondo è proprio la Bibbia!

Ma milioni, non decine, milioni di persone hanno creduto che queste apparizioni di questa figura siano di provenienza divina e ne sono diventati devoti.

“La perplessità è l’inizio della conoscenza” (K. Gibran).

Una persona perplessa è  una persona che si pone le giuste domande. È una persona che non accetta tutto come oro colato solo perché qualche “alta carica” così ha detto e così ha deciso che deve essere, ma arriva fino alla fonte e trova le risposte.

E allora mi domando…

Se fosse davvero fondamentale, se fosse vitale questo personaggio mi chiedo, come mai Gesù Cristo ha speso tante parole per parlarci dell’Unico Consolatore, Aiuto e intercessore che è lo Spirito Santo e non ha speso UNA sola parola riguardo a questa Madonna, che un giorno sarebbe venuta a consolarci?

Come mai non esiste NESSUNA profezia nelle Sacre Scritture riguardo al ministero che questa madonna avrebbe assunto in seguito visto che la Bibbia è totalmente atemporale abbracciando il passato, il presente ed il futuro?

Perché gli apostoli non l’hanno mai e dico MAI nominata nel loro ministero, la cui missione era quello di gettare le BASI della Chiesa di Cristo e diffondere la SANA dottrina?

Badate bene, non avrei nessun problema se sorgesse una nuova religione: il maddonesimo. Con le sue apparizioni e i suoi veggenti, i suoi oggetti sacri e le sue pseudo profezie.

Ma quando si tenta di spacciare il profano mischiandolo col sacro allora non solo mi indegno, ma la mia indignazione la grido forte. E lo faccio con Bibbia alla mano.

Volete essere cristiani? La prima e unica volta che appare questa parola è in Atti 11.26. I discepoli furono chiamati in quel modo perché PARLAVANO, SI MUOVEVANO, REAGIVANO E VIVEVANO COME CRISTO!

Lui e NESSUN ALTRO è il nostro esempio più grande.

La chiesa primitiva ci ha dato l’esempio da seguire, PER QUESTO sono state scritte l’epistole ed il libro degli Atti per comprendere cosa significa essere discepoli di Cristo.

Ma noi non ci fidiamo di Cristo, né tantomeno dei suoi discepoli. Ci fidiamo di chi arriva con una profezia, di chi compie qualcosa di soprannaturale, SCEGLIENDO poi di non andare a verificare qual’ è la fonte di questo “miracolo”, se divino, demoniaco o umano. NON TUTTO QUELLO CHE È SOPRANNATURALE È DIVINO.  Per quanto bello, affascinante, luminoso e buono possa sembrare! Non dimentichiamo che Eva mangiò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male perché vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile (Ge 3.6). L’apparenza era buona ma la sostanza era mortale.

Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l’evangelo di Cristo. Ma anche se noi o UN ANGELO DAL CIELO vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto.” (Galati 1.6-9).

L’affermazione di Paolo va oltre il tempo. Colui che predica e perverte il Vangelo di Cristo è maledetto.

Parole forti, vero? Non sono le mie. Se vi siete offesi prendetevela con Paolo, con Pietro, con Cristo. Sono parole loro.

Chi è morto per noi? Cristo. Chi è risorto ed è vivo e sta davanti al Padre? Cristo. Chi sono gli unici intercessori tra noi e Dio secondo le Sacre Scritture? Cristo e lo Spirito Santo.

Chi è si è caricato dei nostri dolori, chi è stato trafitto per le nostre trasgressioni, chi è stato schiacciato per le nostre iniquità, chi ha preso su di lui il castigo a noi destinato (Is 53)? Gesù Cristo.

Colui che era, che è e che sarà.

Il Suo sacrificio sulla croce, il Suo sangue, la Sua resurrezione, sono ancora oggi estremamente potenti e per questo sono più che sufficienti.

L’unica persona di cui Cristo ha parlato che sarebbe venuto dopo di Lui e che avrebbe aiutato i Suoi fratelli a continuare l’opera è lo Spirito Santo.

Ma quando verrà il Consolatore che vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre mio, egli testimonierà di me. E anche voi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio“. (Giovanni 15.26,27)

Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Di peccato, perché non credono in me; di giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.” (Giovanni 16.7-14)

Parlo con piena cognizione di causa. Parlo perché anche io un tempo credevo a queste menzogne, e pensavo che inginocchiandomi di fronte ad una statua mutua mi sarei sentita più vicina a Dio e Lui lo avrebbe apprezzato e mi avrebbe risposto. Pensavo che facendo roteare lentamente una pallina per volta di quel rosario Dio sarebbe rimasto colpito dal mio sacrificio e dalle mie tante parole e Satana sarebbe stato scacciato. Pensavo che qualche statuetta o immaginetta per casa o nel portafoglio avrebbe allontanato il male. Pensavo che dovevo andare a messa tutte le domeniche altrimenti sarei stata punita dall’alto. Pensavo che dovevo fare parecchie cose per raggiungere la grazia. Pensavo che dovevo viaggiare per migliaia di km per vedere un miracolo o per sentire un’atmosfera soprannaturale. Pensavo che non avrei mai potuto parlare direttamente con Dio e per questo mi dovevo scegliere un santo preferito o una madonna preferita per arrivare a Lui.

Poi in un giorno di vari anni fa ho gridato il Suo Nome, il nome di Gesù, chiedendo aiuto. E Lui non ha tardato a rispondere. E la Sua risposta era lì sotto i miei occhi da tanti anni: le Sacre Scritture. L’unica cosa realmente sacra che ho in casa.

Gli atei aprono la Bibbia e ne trovano fatti storici. I teologi aprono la Bibbia e trovano una religione. I Figli di Dio aprono la Bibbia e trovano Dio.

Probabilmente anche tu ne hai una sotto il naso e come me ne hai ignorato il Suo immenso potere per tutti questi anni. La chiave per aprirla, per comprenderla è fatta di amore e umiltà.

Non credere a chi ti dice che è difficile da capire. Se Dio te l’ha lasciata è perché sa che puoi comprenderla.

La Bibbia è come un puzzle… un pezzo alla volta e piano, piano si comprende l’immagine completa.

Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” (Giovanni 8.31,32)

E quando la luce arriva le tenebre si inchinano di fronte a lei e immediatamente scompaiono…

[1] http://www.cristianesimo.it/lista.htm

[2] http://www.medjugorje.ws/it/messages/57

Articoli al riguardo:

http://camcris.altervista.org/mariadot.html

http://nicolaiannazzo.org/2010/12/24/%E2%97%8F-lunica-immacolata-concezione-nella-bibbia-e-quella-di-gesu/

http://it.wikipedia.org/wiki/Iside_Luminosa

http://www.louvrebibbia.it/index.php/louvrebible/default/rewrite/oeuvre-32/Iside-che-allatta-Horus,-Madonna-con-Bambino-e-d%C3%A9e-madri

http://www.nonapritequelportale.com/lista-eresie-chiesa-cattolica

http://archiviostorico.corriere.it/1997/febbraio/15/ISIDE_Occidente_stregato_dalla_Luna_co_0_9702156379.shtml

http://www.biblistica.it/wordpress/?page_id=1400

http://www.chiesacristiana.info/studi/roma/maria.htm

http://lamadonna.xoom.it/madonna.maria.htm

Pubblicato da: goccedivita | 15/05/2013

Accontentarsi o Essere esigenti?

esigentiA chi è single da tempo come me, potrebbe essere capitato di aver pensato o di aver ascoltato anche in più occasioni le seguenti frasi:

“Non accontentarti mai” oppure “sei troppo esigente”. Tuttavia c’è un abisso tra queste due frasi. Non necessariamente una persona è una o è l’altra.

Non mi ritengo esigente e credo ovviamente che sia sbagliato esserlo quando si tratta di rapporti umani. Non si può esigere da qualcuno qualcosa che nemmeno noi siamo pronti ad offrire. Non posso esigere la perfezione o qualsiasi altra qualità che nemmeno io posseggo.

Ma non sono neanche quella che si accontenta. Accontentarsi denota paura. La paura di non trovare di meglio. La paura di rimanere da soli.

La solitudine non è semplice, ed è sciocco ed orgoglioso chi dice il contrario. Arriveranno sempre quei giorni in cui vorresti condividere la tua vita con qualcuno e soffrirai nel constatare che non c’è nessuno accanto a te per poterlo fare.

Ma questa sofferenza non può e non deve determinare le nostre scelte. Perché scegliere la persona sbagliata per le ragioni sbagliate creerà delle ferite le cui cicatrici saranno visibili per sempre.

Quindi alla frase: “accontentarsi o essere esigenti?”, rispondo: né l’uno, né l’altro.

Piuttosto la risposta più giusta è: Amarsi ed Essere Coerenti.

Amare se stessi, rispettarsi, credere in se stessi e nelle proprie qualità ed essere coerenti con ciò che si crede, e con ciò che si è, senza svendersi, senza sminuirsi per cercare di piacere a chi evidentemente non è fatto per noi. La nostra “dolce metà” dovrebbe essere qualcuno che ci eleva, non che ci sminuisce. Che ci fa sentire importanti, che ci aiuta a crescere, che ci completi e non che ci svalorizzi deturpando giorno dopo giorno la nostra personalità. E molte volte la colpa non è neanche la sua, ma nostra perché gliel’abbiamo permesso, perché abbiamo tradito la persona più importante al mondo: noi stessi.

Io non sono esigente, perché neanche io sono perfetta, ma non mi accontento perché anche io sono importante.

Pubblicato da: goccedivita | 30/10/2012

Felice Halloween… ?!?!

Siamo prossimi al famoso 31 ottobre, e mi viene in mente una storia che mi raccontarono.

C’era una mamma intenta a preparare il pesce mentre la figlioletta stava in cucina, insieme a lei, molto incuriosita. La piccola vide preparare il pesce e metterlo in forno e chiese alla madre: “Mamma come mai ogni volta che prepari il pesce gli tagli la testa e la coda?” La mamma rimase sorpresa dalla domanda, perché effettivamente non ci aveva mai pensato, e le rispose sinceramente: “Non lo so figlia, mia madre faceva la stessa cosa, e così lo faccio anche io”. Così alla prima occasione chiesero alla nonna perché tagliasse la testa e  la coda del pesce e lei rispose “Perché ai miei tempi il forno era piccolo ed il pesce intero non entrava così ero costretta, mio malgrado, a tagliere la testa e la coda”.

Il potere delle tradizioni… Facciamo cose per le quali la maggior parte delle volte non sappiamo bene perché e neanche ci interessa saperlo, nella nostra mente c’è fisso il pensiero: “Lo fanno tutti, lo faccio anche io.”

Per molte nostre tradizioni e rituali è così, non ne conosciamo l’origine e molto meno il significato, ma poiché la massa lo fa, poiché è moda farlo, o per evitare che il vicino o il parente sparli, le facciamo anche noi.

È la morte di un pensiero. È la morte della mente agire così: senza cognizione di causa.

È questo, a mio avviso, il caso di Halloween.

Qualche giorno fa nell’ufficio dove lavoro entra una rappresentante, che si mise a raccontare tutta contenta i preparativi per i vestiti che avrebbe indossato ad Halloween. Evidentemente l’espressione del mio volto ha parlato prima che lo facessero in maniera esplicita le mie parole.

“Tu non lo festeggi?” mi chiese, “È una festa così carina, così colorata e simpatica”.

“No” risposi  io con un sorriso, “Ne conosco l’origine e non ho nessuna intenzione di aggregarmi a questa festa di streghe”.

“Eh, che esagerata!” rispose lei, “Festa di streghe! Sì, è vero anche il mio parroco mi ha detto che non è una festa cristiana, però non c’è niente di male nel divertirsi un po’.”

Di fronte a queste parole mi rendo conto che il vero male del nostro paese non sono le menzogne che ci raccontano e che ci incartano con i fiocchi, ma il fatto che, una volta che si trasformano in una tradizione, diventa impensabile privarcene e che realmente non abbiamo nessun interesse a conoscere la verità, soprattutto se questa verità non è così divertente… E così alla fine si preferisce pensare: ma in fondo, che male c’è?

Beh, mettiamola così, farò ora un esempio assurdo: immaginiamo che i paesi arabi istituiscano l’11 settembre festa nazionale e cominciano a inventarsi gadget pittoreschi e colorati, ma innocui, sul tema. Gli anni passano e questa tragedia, insieme a tante altre passa nel dimenticatoio, ma nei paesi continua  la festa. Un giorno un imprenditore straniero molto giovane, poco conoscitore della storia si reca in questi paesi e vedendone un potenziale lucro, poiché trattasi di una festa commerciale, comincia a diffondere la festa anche nel suo Paese. La festa prende piede, è divertente e pian, piano anche altri Paesi, sempre ignari dell’origine, la adottano come festa. Che allegria! In fondo che male c’è? In un periodo di crisi almeno è un modo per fare soldi!

Immagino che qualcuno potrebbe dirmi che non si può paragonare la festa di Halloween alla tragedia dell’11 settembre dove persero la vita più di 3000 persone… beh… è qui che c’è l’inganno.

L’origine di questa festa è celtica. I druidi il 31 ottobre festeggiavano la fine dell’estate e l’inizio di un nuovo anno con la festa di SAMHAIN o “Signore dei morti”. Si celebravano delle cerimonie di adorazione dove venivano fatti dei sacrifici con sangue animale ed umano. In questo rituale i sacerdoti si recavano nel posto mascherati con costumi terribili e macabri ed intonavano cantici.

La pratica del “Trick or Treat” deriva dal fatto che i druidi passavano di casa in casa chiedendo cibo che gli veniva dato in cambio di benedizioni da parte degli spiriti dei morti. Non dare gli alimenti richiesti avrebbe fatto ricadere su di sé delle maledizioni.

Per il moderno satanismo, Halloween continua ad essere una festa privilegiata. E’ uno dei quattro sabba delle streghe, delle quattro grandi “solennità” coincidenti con alcune delle principali festività pagane e dell’antica stregoneria. La prima e più importante è, appunto, quella di Halloween, considerata il Capodanno magico.

Il quotidiano “El Norte”, riporta le dichiarazioni di Cristina Kneer Vidal, ex occultista, ex satanista e spiritista di origine americana che vive a Hermosillo, Sonora, che si dice molto preoccupata del fatto che ogni 31 ottobre e decine di giovani e bambini vengono uccisi in tutto il Messico dalle sette sataniche. Secondo la Kneer, “migliaia di persone hanno inconsapevolmente adottato una pratica satanica [Halloween] e quindi stanno propiziando la crescita del satanismo in Messico, soprattutto nelle grandi città come Guadalajara e Monterrey.”

Lo so che stai pensando… ma il solo fatto che tu non ci creda, non significa che non accada davvero.

A questo punto la domanda sorge spontanea: Ma davvero siamo così sciocchi da comprare anche questa ennesima festa pagana? E qui non si tratta di essere cristiano o no. Si tratta di avere buon senso.

È una festa inutile. È una festa disonorevole. È una festa dove viene celebrata l’oscurità, la morte, l’occultismo. È una festa pericolosa.

Abbiamo davvero bisogno di questa festa per divertirci? Andiamo… noi italiani sappiamo fare di meglio!

Adesso ne sai qualcosa in più e sei libero di scegliere se: continuare a “tagliare la testa e la coda del pesce” o,  magari alla luce dei fatti, fare una scelta sensata!

Pubblicato da: goccedivita | 13/09/2012

Scusa, posso rimproverarti?

La Bibbia è considerato il Libro dei libri, la Parola Viva ed efficace che persiste nei secoli, che cambia le menti, divide pareri, edifica, distrugge pensieri, cambia i caratteri, trasforma il mondo.

Anche se dalla Bibbia togliessimo tutti i miracoli, rimarrebbe comunque un libro potente. Anche se non avessimo fede e non credessimo in Dio, la Bibbia comunque rappresenterebbe un perfetto manuale. Un manuale di cosa fare per migliorare la nostra qualità di vita, per avere un carattere migliore, basato su standard più elevati di quelli che il mondo, a seconda della moda e delle circostanze, ci propina.

Ci sono decine e decine di uomini che ci danno il loro esempio da seguire come Mosè, Davide, Ester, Paolo, ed il loro esempio da non seguire come Caino, Nabucodonosor, Core, Saul, Erode, Jezebel.

Ogni uomo e donna di Dio le cui vite e le cui azioni sono state narrate e tramandate per generazioni attraverso la Bibbia sono degli ottimi esempi che ci aiutano a crescere e a perfezionarci ogni giorno di più.

A questo proposito vorrei oggi paragonare il comportamento di due uomini di fronte a due situazioni diverse ma entrambe molto forti.

SAUL (1Samuele 15.1-22) – Dovuto alla esigenza del popolo, il Signore scelse un re per Israele (1 Samuele 8). Scelse Saul, un uomo bello e forte proveniente da una famiglia militare. Saul, stava cercando le asine di suo padre che si erano perse quando il profeta Samuele lo scelse e lo unse come re(1Sa 9). La sua timidezza lo portò nascondersi quando il profeta fece l’annuncio pubblicamente (1Sa 10.21,22). Di sicuro non era preoccupato con la sua gloria personale.

Saul all’inizio fu un buon re, ma pian piano la sua fiducia in se stesso aumentò mentre quella in Dio diminuì. In 1Samuele 15 il Signore ordina a Saul di conquistare gli amalechiti, una nazione che aveva ingiustamente attaccato Israele molto tempo prima (Es 17), di distruggerli completamente e di passare tutto a fil di spada, niente doveva essere risparmiato. Ma Saul invece risparmiò il re ed i migliori animali. Disubbidì. Sbagliò di netto l’obiettivo.

Quando Samuele chiede spiegazioni mettendolo di fronte al fatto compiuto, Saul non chiede scusa, Saul si difende, si giustifica e ripete più volte: “Ma io ho ubbidito alla voce dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno mi aveva affidato”. Sembrava non volesse capire, e invece di dare ascolto al profeta, alla voce di Dio sulla terra, si tappò le orecchie per poter sentire meglio la propria voce.

DAVIDE (2Samuele11 – 2Samuele 12.1-13) – La Bibbia racconta che “Con l’inizio del nuovo anno, nel tempo in cui i re vanno a combattere, Davide mandò Joab con i suoi servi e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabbah; ma Davide rimase a Gerusalemme.” (2Sa 11.1) Beh, già al primo sguardo possiamo vedere che Davide non sta dove invece era chiamato a stare. Davide rimane a Gerusalemme e nel suo dolce far niente, una sera nota una ragazza che si fa il bagno, Bath-Sceba. Chiede informazioni a suo riguardo e gli viene detto che la giovane è già sposata. Davide sembra non importarsene e la fa chiamare per potersi coricare con lei. Tempo dopo la ragazza scopre di essere rimasta incinta. Per poter nascondere il fatto, Davide fa tornare il marito della donna dalla guerra, con la scusa di farsi dire come stanno andando le cose al fronte e poi lo invita ad andare a casa di sua moglie per riposarsi. Ma Uriah, il giovane  soldato si rifiuta perché non vuole mancare di rispetto ai suoi compagni che invece sono in guerra.

Quando il re Davide vede che i suoi tentativi sono miseramente falliti escogita un piano terribile. Ordina al comandante della truppa di metterlo in prima linea dove la battaglia era più aspra e dove sicuramente Uriah non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. Così accade. Uriah muore in battaglia e Davide sposa Bath-Sceba.

Ciò che fece Davide fu abominevole. Avrebbe potuto fermarsi più volte ma non lo fece, avrebbe dovuto pentirsi, ma preferì nascondersi e trovare un escamotage. Ma ciò che Davide aveva fatto dispiacque all’Eterno (2Sa 11.27).

A questo punto Davide e Saul sono uguali. Sullo stesso piano. Entrambi hanno peccato, entrambi hanno sbagliato davanti a Dio, entrambi hanno dispiaciuto al Signore.

Ma è scritto che Dio riprende e castiga tutti quelli che ama (Ap 3.19), a tutti da la possibilità di redimersi.

Ad entrambi Dio manda un profeta. Samuele per Saul e Nathan per Davide. Entrambi di fronte al profeta hanno la possibilità di comunicare, di avere una seconda possibilità, di cambiare.

Ma ecco la differenza: Saul si giustifica e non si pente convinto che aveva davvero compiaciuto l’Eterno. Davide capisce al volo il suo grave errore e si pente. “Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi” (Sl 51.4)

Due comportamenti diversi di fronte ai profeti di Dio. Ma il mio obiettivo oggi non è quello di parlare dell’importanza di pentirsi quanto prima.  Il punto che voglio sottolineare è se sei in grado di ascoltare un rimprovero.

Se dovessi chiedere: “alzi la mano chi si ritiene perfetto”. Credo che per un motivo o per un altro nessuno la alzerebbe. Allora mi chiedo, se siamo coscienti che non siamo perfetti e che per questo possiamo sbagliare, perché ci offendiamo o ci chiudiamo a riccio o mettiamo le mani avanti o ci giustifichiamo quando qualcuno ci rimprovera a causa di un nostro atteggiamento sbagliato?

È palese in queste due storie che il rimprovero è più che giusto e meritato in entrambi i casi. Ma non voglio sindacare su questo. il tema non è distinguere tra un rimprovero giusto o uno sbagliato, il problema è se sono in grado di ascoltarlo. Se le persone hanno la libertà e la tranquillità di arrivare fino a te e mostrarti qualcosa di sbagliato che loro hanno visto in te, senza aver paura che tu possa aggredirli, mettere il muso non rivolgendogli più la parola e cambiando atteggiamento nei loro confronti.

Siamo tutti consapevoli che non siamo perfetti, ma paradossalmente se qualcuno ci mostra la nostra imperfezione ci offendiamo.

Attenzione non sto dicendo che dobbiamo accettare i rimproveri di tutti! Ma nel momento in cui le persone che ci amano, i nostri genitori, i nostri coniugi o i nostri leader ci fanno un rimprovero forse è il caso di ascoltarli. Ripeto, non sto qui a dire se il rimprovero sia giusto o sbagliato. Mi chiedo solo se le persone che sono intorno a noi e che ci amano, hanno o meno facilità nel parlare con noi dei nostri difetti.

Proverbi 9:7,8 Chi corregge lo schernitore si attira vituperio, e chi riprende l’empio riceve ingiuria. Non riprendere lo schernitore, perché ti odierà; riprendi il saggio, ed egli ti amerà.

Proverbi 15:12 Lo schernitore non ama chi lo riprende; egli non va dai saggi.

Proverbi 19:25 … riprendi chi ha intendimento e acquisterà conoscenza.

Proverbi 28:23 Chi riprende qualcuno troverà poi maggior favore di chi lo adula con la lingua.

Proverbi 29:1 L’uomo che irrigidisce il collo quando è ripreso, sarà improvvisamente spezzato senza alcun rimedio.

Proverbi 15:31,32 L’orecchio che ascolta la riprensione di vita, dimorerà fra i saggi. Chi rifiuta la correzione disprezza la sua stessa anima, ma chi dà ascolto alla riprensione acquista senno.

2Timoteo 4:2 predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina.

Ebrei 12:5-8 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce». Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.

Un padre “buono” che non sa castigare i propri figli è un padre irresponsabile che mangerà la polvere di questi “cavalli lasciati a briglia sciolta”.

Proverbi 29:15 La verga e la riprensione danno sapienza; ma il fanciullo lasciato a se stesso fa vergogna a sua madre.

 Proverbi 10:17 Chi custodisce l’ammaestramento è sulla via della vita; ma chi rifiuta la riprensione si smarrisce.

Proverbi 12:1 Chi ama la correzione ama la conoscenza, ma chi odia la riprensione è uno stupido.

Proverbi 13:18 Miseria e vergogna verranno su chi rifiuta la correzione, ma chi dà ascolto alla riprensione sarà onorato.

Proverbi 15:5 Lo stolto disprezza la correzione di suo padre, ma chi apprezza la riprensione agisce con accortezza.

Ecclesiaste 7:5 È meglio per qualcuno ascoltare la riprensione del saggio che ascoltare il canto degli stolti,

Sei bravo ad accettare una critica o una riprensione, così come sei bravo a farne?

Cominciamo col dire che ammettere i propri errori non è mai un’operazione facile, perché in generale desideriamo essere accettati ed apprezzati. Certe volte, è  così grande il desiderio di apparire agli occhi degli altri in una buona luce da rifiutare categoricamente qualsiasi commento che sottolinei errori ed incongruenze a nostro carico. Il fatto che qualcuno  porti allo scoperto quello che noi vorremmo rimanesse nascosto, potrebbe venire interpretato come un gratuito e maligno attacco personale.

Essere giudicati ci fa sentire insicuri, suscita un doloroso senso di colpa e ci costringe ad affrontare le conseguenze delle nostre azioni, anche quando ne faremmo volentieri a meno. Per questo se qualcuno ci fa presente che abbiamo sbagliato, potremmo negare, rifugiarci dietro ad un gelido “no comment” oppure reagire con aggressività o cercare di scaricare la responsabilità su altre persone.

Eppure le critiche, se ben fatte, diventano alleate preziose e possono migliorare la nostra vita: sono informazioni di ritorno (feedbacks, nell’accezione estesa del termine) utili a modificare il proprio comportamento, in modo da raggiungere un qualsiasi obiettivo più facilmente. Servono infatti ad evidenziare eventuali errori o impedimenti, al fine di correggerli e superarli.

Rimproverare non vuol dire insultare,  si propone non già di offendere ma di risolvere un problema.

È ovvio che è altrettanto importante saper fare un rimprovero o una critica. Dire semplicemente “hai sbagliato” non è sufficiente, bisogna essere specifici e dare anche una soluzione. È necessario che nel momento del rimprovero siamo mossi dall’amore per la persona e non dal rancore o dalla voglia che abbiamo di sfogarci per un torto subito.

Nei versetti elencati sopra, viene messo a confronto vita e perdizione, conoscenza e stupidità, saggezza e stoltezza, onore e vergogna. È difficile andare da qualcuno e rimproverarlo, forse viene naturale solo con i propri figli. Sai perché? Perché loro si aspettano che i genitori li aiutino a crescere. Non vedrete mai un figlio offendersi perché un genitore lo ha rimproverato con amore e per amore.

Io non mi aspetto che Dio scenda dal cielo per rimproverarmi in persona, come fece con Adamo. Dio non aveva nessuno allora e lo dovette fare personalmente. Non mi aspetto neanche che Dio mandi un profeta da una terra lontana. Dio può usare qualsiasi persona, e a volte può usare anche un’asina (Nu 22.23).

I nostri amici, le persone che amiamo, i nostri fratelli e soprattutto i nostri leader sono le persone più adatte a smussare il nostro carattere, ad aiutarci ad arrivare alla statura dell’uomo perfetto.

Quando diciamo “io sono così e se mi ami deve accettarmi come sono” non stiamo facendo altro che mettere una barriera alla nostra crescita e ai nostri rapporti col prossimo. Saper ascoltare le critiche ed i consigli ci da la grande opportunità di crescere, di maturare, di migliorare notevolmente il nostro stile di vita e il nostro rapporto col prossimo.

Quindi ripropongo la domanda: scusa posso rimproverarti?

Sei così umile da ascoltare con attenzione ciò che la persona che ti ama vuol dirti affinché tu possa migliorare? Non sto assolutamente dicendo che dobbiamo accettare sempre e comunque il rimprovero. Una critica va ascoltata, dobbiamo fare un esame di coscienza, analizzarci a fondo per vedere se il rimprovero o la critica è giusta per poi adottare le dovute misure. Come ho già detto, accettare o meno una critica è un’altra questione. Il punto è se sono capace di ascoltarla.

Una delle più chiare e belle spiegazioni del termine umile che ho già sentito è: umile è chi è insegnabile.

Chi pensa di sapere tutto, chi pensa che non ha bisogno di ascoltare il punto di vista del prossimo, chi non vuole mettere in discussione il proprio carattere ed i propri atteggiamenti è una persona orgogliosa che non crescerà mai.

So quanto è brutto e penoso essere rimproverati e comprendere di aver sbagliato. Ma saper ascoltare, esaminare e mettere in pratica il consiglio porterà un frutto così prezioso che ci permetterà di guardare quel dolore temporaneo e di dire: ne è valsa la pena.

Concludo con questo augurio: che possiamo riuscire a fare nostre le parole di Davide: Mi percuota pure il giusto, sarà una cortesia; mi riprenda pure, sarà come olio sul capo; il mio capo non lo rifiuterà. (Sl 141.5)

Pubblicato da: goccedivita | 14/08/2012

Folli al punto di sognare…

Il telefono era una follia, la macchina era una follia, la penicillina era una follia, il telegrafo, l’elettricità, la terra che gira intorno al sole, tutto è stato considerato follia perché non era visibile con occhi umani.

Se non ci fossero i grandi sognatori della Storia, coloro che insieme ad altri hanno fortemente desiderato una realtà diversa, l’uomo sarebbe rimasto nelle caverne.

Ciò che l’uomo non ha mai visto lo crede impossibile. La sua razionalità entra in gioco con odiose e sterili frasi di devastazione e di annichilimento.

Eppure la maggior parte di noi oggi guida, parla al telefono, accende la luce, e sa, perché scientificamente provato, che la terra gira intorno al sole e non il contrario.

Come siamo arrivati a questo? Non c’è stato bisogno di un esercito di persone, ma di un singolo sognatore.

Ne è bastato uno che credesse con tutto se stesso e che non si arrendesse né ai primi e neanche ai centesimi ostacoli.

I sogni sono fatti di aria… sono pensieri che entrano nella nostra anima, spinti da un’esigenza, un bisogno, una volontà, un’insofferenza, una necessità. Sono scatenati da qualcosa e penetrano nel nostro profondo per creare lì un nido. Da quel nido nascono decine e decine di idee e pensieri. Pensieri che all’inizio difficilmente diciamo a qualcuno perché noi per primi non ne siamo poi così convinti. Ma più essi si moltiplicano, più pervadono il nostro essere, occupano la nostra mente e generano un’energia, una forza che esce da ogni parte di noi. Alla fine non la conteniamo più e ed è lì, è proprio in quel momento che il sogno comincia a diventare realtà, quando esce da noi e si manifesta al mondo esterno attraverso parole piene di allegria, forza, adrenalina, e sana follia.

Ed è in quel momento che comincia la parte più entusiasmante. Ed è in quel momento che comincia la parte più problematica. Quando rendiamo partecipe qualcuno dei nostri sogni incontreremo almeno due tipi di persone:

da una parte chi appoggia, ci sostiene, ci aiuta, ci supporta e confida in noi mentre dall’altra troveremo l’insensibile, il razionale, il pessimista camuffato da realista, o peggio ancora l’invidioso.

Quindi bisogna mettersi il cuore in pace: incontreremo anche quest’ultima categoria e forse rappresenterà anche la maggioranza.

Il sognatore non è un irrazionale. Non è un pazzo incosciente. Un po’ folle lo è, lo deve essere, ma un vero sognatore è colui che seppur conoscendo gli eventuali ostacoli, seppur li abbia preventivati mette il suo desiderio di realizzazione al di sopra di qualsiasi possibile pensiero di sconfitta.

Un sognatore non teme la realtà, la prende in considerazione, ne accetta i rischi e la sfida. Un sognatore non è cieco da non vedere i problemi, ma è forte per resistergli. Un sognatore non è ingenuo pensando che non ci saranno mai difficoltà, ma il fuoco e la passione che lo sostengono gli ricorderà sempre che “ne vale la pena”.

Il vero sognatore deve essere pronto ad affrontare il fattore “tempo”, che a mio avviso potrebbe diventare un grande nemico. Non tanto per la lunghezza del periodo che potrebbe passare prima di vederne la realizzazione, quanto per la nostra incapacità di saper aspettare. Noi che siamo la generazione che vogliamo tutto prima di subito.

La domanda è: quanto è grande il tuo sogno? Quanto è importante per te il tuo sogno? Perché la risposta ne determina la sua realizzazione.

I sogni non sempre si realizzano. Ma non perché siano troppo grandi o impossibili. Perché noi smettiamo di crederci.” (Martin Luther King)

La più grande tragedia nella vita non è la morte, ma la vita senza una ragione. È pericoloso vivere e non sapere perché. Se non conosci il fine di qualcosa, o se scegli di ignorarlo non puoi far altro che utilizzarlo male.” (Dott. Myles Munroe)

Abbiamo bisogno di sognare, abbiamo bisogno di uno scopo nella vita, di un proposito, di un motivo che dia un senso a questa nostra vita. La nostra vita non deve essere come quella di un automa: ti svegli, vai al lavoro, ti riproduci, fai mutui, ti indebiti e lavori per pagarli.

Siamo degli esseri meravigliosi con innumerevoli capacità, ognuno di noi ha una abilità unica ed incomparabile.

Bisogna essere un po’ temerari quando si ha un sogno, con la consapevolezza che ci saranno momenti in cui nuoteremo contro corrente.

Ci saranno momenti in cui sembrerà che niente si stia muovendo nella direzione desiderata, che avremo la sensazione di stare lontani anni luce dalla realizzazione di quel sogno che prima era così vivo, così presente, e magari arriverà il giorno in cui ci apparirà come un flebile fiammella…

Ma in quei momenti dobbiamo ricordarci che i sogni si realizzano; senza questa possibilità, Dio non ci inciterebbe a farne.

I veri sogni si contraddistinguono per alcune caratteristiche: sono razionalmente impossibili, e servono al bene comune oltre che al nostro. Sogni che riguardano solo ed esclusivamente il nostro interesse non sono sogni, sono capricci, desideri egoistici.

I Sogni hanno l’essenza di Dio ed il Suo profumo. Sono invisibili, inspiegabili, impossibili. Ma alla fine si realizzano.

Qual è il tuo sogno? La risposta può stare nelle tue capacità, nei tuoi doni e talenti. Oppure può stare nella tua costante lamentela riguardo a qualcosa. Chissà che non sia proprio tu e la tua vita la soluzione a quel problema!

Permettetevi il lusso di sognare, permettetevi il lusso di rischiare, circondatevi di persone che appoggiano il vostro sogno e chiamate un “art director” per aiutarvi a realizzarlo.

Io ho un sogno. Ed in un certo senso sei coinvolto anche tu che stai leggendo. È un sogno ambizioso così ho chiamato il più abile degli Art Director. Ho chiamato il più Folle tra i folli, colui che ha addirittura dato la Sua vita per vedere realizzato il Suo. E so che lo ha realizzato, perché io insieme ad altri milioni di persone ne siamo il risultato.

Sono sicura che sarà felice di aiutarti a compiere il tuo sogno. Realizzare l’impossibile è la Sua specialità.

Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile, poiché nulla è impossibile con Dio.” (Lu 1.36,37)

Nulla è impossibile con Dio… sii folle… credi… sogna… vivi.

Pubblicato da: goccedivita | 28/04/2012

La paura di indossare quel cappotto…

Come si può desiderare ardentemente qualcosa e allo stesso tempo avere paura di percorrere il cammino che ti porterà poi al suo raggiungimento?
È la domanda che mi sto facendo negli ultimi giorni.
Desidero qualcosa con tutto il cuore, ma allo stesso tempo fuggo da quella visione, da quel sogno e lo faccio attraverso piccoli e continui gesti.
È come se un gentiluomo stesse in piedi di fronte a me con uno splendido cappotto in mano, aspettando che io mi avvicini per aiutarmi ad indossarlo, mentre io invece perdo tempo. Sto lì che ogni tanto gli lancio uno sguardo immaginandomi come potrei starci bene, e poi invece lancio uno sguardo a ciò che mi circonda, a ciò che sto facendo e che vorrei continuare a fare.
Credo che la risposta a questa cosciente resistenza sia: PAURA.
Paura di deludere, paura di essere delusi, paura di non farcela, paura delle responsabilità. Paura, paura, paura… la più viscida tra le nemiche.
Non la puoi vedere, non la puoi toccare, ma lei è sempre lì, è lì che ti aspetta. Invasiva, invadente, irragionevole, arrogante, insaziabile, impietosa.
Non la vedi ma la sua forza è tale da riuscire a paralizzarti. È lì soprattutto ogni volta che stai per fare qualcosa di nuovo, nella sua rigidità lei, implacabile e minacciosa, ti ricorda con precisione di dettagli tutti gli errori commessi e tutte le sofferenze vissute.
La paura ti blocca, ti obbliga a rimanere nel punto esatto in cui ti trovi senza poter andare avanti.
Così mi chiedo… come si fugge dalla paura?
Nel mio cuore c’è una sola risposta: NON SI PUÒ.
Non si fugge dalla paura. LA PAURA SI AFFRONTA.
Bisogna accettare quella sfida per cui lei ti ha già gettato addosso il guanto.
Non deve vedere le nostre spalle, ma la nostra faccia, affinché veda ed ammiri la nostra splendente armatura:
la nostra cinta, la nostra corazza, i nostri calzari, il nostro scudo, il nostro elmo, e ultima ma non ultima la nostra spada. (Efesini 6:13-17)
Non si può essere così ingenui da pensare che si possa riuscire a seminarla in alcun modo. Lei è attaccata a noi ben stretta.
Così l’unica soluzione è darle un taglio netto. La paura fa parte della nostra vita. Non possiamo fare a meno che si presenti, ma possiamo impedire che ci paralizzi, pregiudicando, influenzando e manipolando così il nostro futuro.
Così guardo quel cappotto e anche se alcuni pensieri non mi lasciano ho deciso di andare incontro a quell’uomo che gentilmente me lo porge.
Eh già, meno male che c’è Lui che mi aiuterà ad indossarlo…

Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto caccia via la paura.” (1Giovanni 4:18)

Pubblicato da: goccedivita | 30/01/2012

Il potere delle cinque pietre

“C’era una volta un bambino che aveva una gran paura dell’inferno così un giorno il nonno prese cinque piccole pietre le pose dentro un sacchetto di velluto rosso, lo chiuse  e glielo diede al nipotino dicendogli: “Ogni volta che la paura prenderà il sopravvento stringi forte questo sacchetto e da esso si sprigionerà un enorme potere, il potere delle cinque pietre, le quali scacceranno la paura e ti salveranno dall’inferno”. Il bambino ne fu entusiasta, amò quel regalo più di qualsiasi altra cosa al mondo e non se ne separò più. Questo sacchetto con le cinque pietre divenne così importante per lui al punto da volerlo includere come lascito nel suo testamento. Così le cinque pietre passarono da allora di generazione in generazione.”

Chi di noi non ha mai avuto bisogno ad un certo punto della vita di “cinque pietre in un sacchettino” per esorcizzare alcune delle paure più nascoste? Magari era un rito scaramantico, oppure una frase speciale ripetuta prima di un incontro importante o forse un oggetto portato addosso in eventi particolari.

L’essere umano sembra avere una profonda necessità di avere qualcosa di materiale per potersi proteggere da qualcosa di spirituale che sfugge dalla sua comprensione.

Oggetti di legno seguiti da una serie di frasi ripetute a non finire, pezzi di stoffa portati addosso con la convinzione che questo basti per sconfiggere l’Avversario.

Avete mai provato ad uccidere una zanzara con un fucile? Sarebbe ridicolo vero? Ovvio, perché ogni tipo di avversità ha la sua arma specifica ed efficace.

Un nemico materiale si sconfigge con un’arma materiale. Un nemico spirituale si sconfigge con un’arma spirituale. Sembrerebbe abbastanza ovvio, allora perché ci si ostina a rifugiarsi dietro oggetti costruiti dall’uomo stesso pensando che con essi riusciremo a distruggere il Nemico?

Dietro a questo morboso attaccarsi ad oggetti, simboli o frasi magiche credo proprio che ci sia un grande bisogno di aiuto.

“Non so – non riesco a spiegare – non conosco – non so darmi una risposta” è quello che porta a nascondersi dietro ingenue ed inutili tecniche che qualcuno (e non sempre si sa bene chi) ci ha propinato in maniera convincente. Ma queste tecniche hanno un unico effetto, l’effetto placebo, e non riusciranno  mai a risolvere il problema alla radice.

C’è ovviamente una profonda mancanza di conoscenza. Come disse Dio nel libro del profeta Osea:

” Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza” (Osea 4.6).

Non si conosce il Dio che ci ha creato e molto meno si conosce la Sua volontà ed il Suo pensiero. Eppure il grande Elohim (Dio) conosceva questa necessità assurda dell’uomo di avere qualcosa di materiale tra le mani per poter credere, per poter rassicurarsi. E Lui nella Sua immensa misericordia e, diciamolo pure, pazienza, qualcosa di materiale ce l’ha lasciato. La Sua Parola. Le Sacre Scritture. La Bibbia.

Vuoi davvero conoscere il tuo futuro? La Bibbia surclassa decisamente qualsiasi previsione astrologica.
Vuoi sapere come distruggere la paura più profonda?
Vuoi sapere qual è il miglior modo di far crescere i tuoi figli?
Vuoi una protezione completa, un’armatura contro l’inferno?

La Bibbia risponderà a tutte queste domande e tutte quelle che ti verranno in mente.

Non lasciare che l’uomo, o qualche visionario o pseudo veggente ti intrappoli in una menzogna.

Gesù disse: «Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». (Gv 8.31-32)

Pubblicato da: goccedivita | 17/05/2011

La vittoria in una passeggiata

Alla fine una buona intenzione è diventata realtà! Dopo tanto rimandare, dopo tanto promettere e rinviare alla fine l’ho fatto… ho portato il mio cane al parco!

Erano giorni che mi ero ripromessa di portarla ma per un motivo o per un altro (o forse è meglio dire tra una pigrizia e l’altra) ho sempre rinviato. Fino ad oggi.

Oggi no. Oggi era diverso. Sono riuscita ad uscire prima del solito dal lavoro, ho mangiato e ho preparato tutto il necessaire per questa passeggiata.

Il parco non è proprio dietro casa e le strade che arrivano fin lì sono sempre un po’ trafficate, ma una volta arrivata la sensazione che mi ha pervaso mi ha fatto subito pensare che ne era valsa la pena!

Era la prima volta che portavo Stella (così si chiama la mia cucciolona) al parco. Ero un po’ in apprensione, so che lei è obbediente ma non sapevo quali reazioni potesse avere.

La giornata era meravigliosa e tipica di primavera. Ho provato qualcosa che non sentivo da tanto. Una sensazione di leggerezza, di libertà, di allegria. I colori intorno a me erano intensi e piacevoli agli occhi. Tutti e cinque i miei sensi erano piacevolmente all’azione. Mi ero messa gli auricolari con l’intenzione di sentire un po’ di buona musica, ma il rumore del vento tra gli alberi era così particolare che ho preferito ascoltare lui piuttosto che note già conosciute. Senza contare il fatto che la musica sparata nelle orecchie ti isola, ti fa sentire distante da tutto.

Così io e Stella abbiamo cominciato a passeggiare. Qualche cane incuriosito le si avvicinava e subito dopo si  sniffavano l’un l’altro. I cani fanno amicizia subito, si sniffano e via, si gioca insieme!

Noi siamo complicati, ci facciamo mille problemi e cominciamo a creare un film nella nostra mente su cosa l’altra persona potrà pensare o fare o dire! Beh, non dico che dovremmo prendere esempio dai cani e sniffarci a vicenda, ma essere un po’ meno rigidi e meno sull’ alto là chi va là, questo sì.

Passeggiando, passeggiando arriviamo in una parte del parco con un cartello sul quale era disegnato un cane con sopra la scritta “io gioco qui”. Finalmente! Non vedo l’ora di vedere come avrebbe reagito Stella, così le tolgo il guinzaglio e la lascio libera di correre, annusare e curiosare. Che felicità! È stata sorprendentemente brava! Mi ha sempre obbedito e non si è mai allontanata da me! Ha anche fatto amicizia con un’altra cagnolina ed io con la sua padrona. Era tutto così facile, così naturale!

Poi è passato un bel ragazzo che faceva jogging, ho detto a Stella di corrergli dietro ed importunarlo per darmi la scusa per conoscerlo, ma lei non ha capito o forse mi ha semplicemente ignorato…

Così continuiamo la nostra passeggiata. So che alcuni di voi potrebbero pensare “che esagerazione, tutte ‘ste storie per una passeggiata al parco!” Lo so, lo so e in un certo senso avete ragione… ma per me oggi è stata una vittoria.

Sono un tipo che quando gli altri mi chiedono di svolgere un compito io lo faccio senza problemi cercando di dare sempre il meglio di me. Ma quando devo prendere io l’iniziativa per fare qualcosa che nessuno ha chiesto…

Da quando sono tornata dal Brasile la mia pigrizia latente si è manifestata a caratteri grandi.

Più avevo tempo per fare tutto, più non avevo voglia di fare niente e rimandavo a domani. Il mio campanello d’allarme interno già si era messo in azione, sapevo che non stavo facendo la cosa giusta. Tornando dal lavoro me ne rimanevo in camera mia facendo la spola tra il computer, il letto e la tv. Se fossi stata una concorrente di qualche reality show, gli spettatori avrebbero cambiato canale dopo un minuto e venticinque secondi.

Sapevo che questo sarebbe successo, mi conosco, ma sapevo anche che avrei dovuto affrontarlo e vincerlo.

Non si parla abbastanza della pigrizia e molto meno della procrastinazione.

Procrastinare vuol dire rimandare ad un prossimo futuro, indugiare, temporeggiare (garzantilinguistica.it).

Ossia in parole povere, il tutto si potrebbe riassumere in una frase che sempre sta nella bocca del procrastinatore: “Domani lo faccio”.

“Domani smetto di fumare, la settimana prossima mi metto a dieta, da lunedì inizio a studiare…”

Promesse che facciamo e che puntualmente abbiamo difficoltà a mantenere.

Un articolo su Psychology Today dice: Ci sono molti modi per evitare di avere successo, ma uno dei più sicuri potrebbe essere la procrastinazione. I procrastinatori si auto-sabotano. Mettono ostacoli sul loro stesso cammino. In realtà, scelgono cammini che compromettono la loro performance.

Mi viene in mente la parabola del gran convito raccontata nel vangelo di Luca al capitolo 14 dal versetto 15 al 24. Il re prepara un grande banchetto e manda il suo servo ad avvertire gli invitati. Ma ognuno di loro ha un’ottima scusa per non presentarsi. Non hanno detto “andrò domani”, perché non c’era un domani, il banchetto era per oggi, ma c’era qualcosa che agli occhi loro era più importante.

Così, meditando mi sono resa conto che anche se sai che quella è la cosa giusta da fare semplicemente non la fai perché la scusa che hai raccontato a te stesso ha la meglio, così facendo, come diceva l’articolo sopra, ti “auto-saboti” ossia, vieti a te stesso la possibilità di fare qualcosa che porta giovamento in alcuna area della tua vita semplicemente perché si è troppo pigri per disciplinarsi o si è troppo orgogliosi pensando di poter controllare il proprio domani.

La cosa più triste è che il banchetto non è andato sprecato ma altri ne hanno usufruito e gustato.

Beh non starò qui a dare consigli su come vincere la procrastinazione o la pigrizia , visto che mi sono resa conto che ne sono io stessa una vittima, voglio solo condividere (visto che questo è il reale motivo per cui uno scrive un blog) la mia vittoria di oggi.

Mi sono fissata un obiettivo e mi sono obbligata (quindi capisco che il segreto sta nella disciplina) a rispettarlo e la cosa più bella è che mi ha portato beneficio nello spirito, nell’anima e nel corpo (grazie al cielo perché ne ho proprio bisogno!).

Non ho vinto certamente la guerra perché sono solo all’inizio, ma la celebrazione del trionfo è la conseguenza di varie vittorie di piccole e grandi battaglie.

E sai la cosa più bella è che anche la mia splendida cucciola ha potuto beneficiare di questa bella decisione!

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